Yara, stop alle ricerche. Si attende confessione
Sono ferme le ricerche di Yara Gambirasio, la 13enne scomparsa il 26 novembre scorso da Brembate di Sopra (Bergamo). I soccorritori dei vigili del fuoco e della Protezione civile non sono ancora usciti e restano in attesa di eventuali indicazioni dei carabinieri che coordinano le indagini. In attesa cioè di un'eventuale confessione del marocchino che si trova in carcere con l'accusa di sequestro di persona, omicidio e occultamento di cadavere.
Il marocchino fermato ieri con l'accusa di aver ucciso la tredicenne Yara Gambirasio avrebbe due complici italiani, secondo quanto scrivono oggi vari quotidiani. L'ipotesi degli investigatori, secondo il Corriere, è che il nordafricano avrebbe aiutato a sequestrare e far sparire la ragazzina di Brembate Sopra, violentata e uccisa dagli altri due. Sull'identità dei due misteriosi italiani ci sarebbe già più di una ipotesi. Nell'interrogatorio di ieri davanti al pm, però, il maghrebino non avrebbe rilasciato dichiarazioni utili a individuare eventuali complici, il cui coinvolgimento nel delitto si evincerebbe dalle intercettazioni telefoniche sulla sua utenza.
Le intercettazioni sul telefonino di Mohamed Fikri - questo, secondo vari giornali, il nome del marocchino di 22 anni fermato per l'omicidio di Yara Gambirasio - sarebbero scattate subito dopo i controlli dei carabinieri nel cantiere di Mapello, paese vicino a Brembate Sopra, dove lavorava il maghrebino. Quel giorno, Mohamed era uno dei pochi operai assenti e per questo, oltre che per altri indizi che gli inquirenti non hanno rivelato, sono partite le intercettazioni. Da una frase, Allah, perdonami, non l'ho uccisa io, non l'ho uccisa io, gli inquirenti hanno sospettato un suo coinvolgimento nel caso Yara insieme ad altre persone. Quando poi i carabinieri sono andati nel paese dove risiede, Montebelluna, nel trevigiano, e hanno scoperto che stava per lasciare l'Italia, hanno temuto che volesse darsi alla fuga. Fikri ha spiegato al pm di aver concordato le ferie con il suo datore di lavoro padovano e di aver comprato lunedì a Montebelluna il biglietto per Tangeri, con rientro previsto a febbraio.
È lapidario il procuratore aggiunto di Bergamo Massimo Meroni, che regge le sorti della procura orobica a proposito dell'ipotesi che nella vicenda di Yara Ganmbirasio, siano coinvolti anche due italiani: «Non ho nulla da dire», si è limitato ad affermare il magistrato.

LE IMMAGINI
Si è cercata inutilmente la ragazza anche nei boschi di Ambivere, zona in cui stanno agendo gli agenti della Questura, ma non su indicazioni dell'immigrato. Investigatori e inquirenti stanno cercando di inquadrare il ruolo del marocchino nella vicenda. Potrebbe comunque aver visto qualcosa accaduto nel cantiere di Mapello, unico luogo in cui Yara sembra essere stata dopo la sua sparizione, intorno alle 18,30 del 26 novembre. A quanto si è saputo, non sono nemmeno ancora bollate come del tutto inattendibili le testimonianze di due persone che avrebbero notato la presenza di due uomini, intorno a quell'ora, vicino al centro sportivo. Compresa quella di Enrico Tironi, il diciannovenne vicino di casa della ragazza che raccontò di aver visto Yara in compagnia di due uomini, denunciato per procurato allarme ma poi risentito nei giorni successivi. Negli ambienti investigativi vige la consegna del silenzio sulla posizione del fermato, mentre le indagini non conoscono tregua per scoprire la sorte della giovane promessa di atletica ritmica che sembra inghiottita dal nulla.



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