Yara, il procuratore: ha sofferto, forse è morta di freddo
Yara Gambirasio ha subito una lunga agonia prima di morire. E nelle incertezze sulla causa della morte si fa avanti l'ipotesi che possa essere stata abbandonata ferita nel campo di Chignolo dove è stata trovata, e poi morta di freddo. Il procuratore capo di Bergamo, Massimo Meroni, rispondendo alla domanda di un giornalista sull'ipotesi che Yara abbia avuto una breve agonia, ha risposto con un secco "no" scuotendo emblematicamente più volte la testa. E, nella ricostruzione delle cause della morte, che non sono note, non ha escluso che la tredicenne "sia morta di freddo". Gli inquirenti, infatti, al momento non sono in grado di sapere se chi l'ha aggredita l'abbia anche uccisa o abbandonata magari in stato di incoscienza e ferita, non lasciandole comunque scampo. L'unica certezza è che i primi esami medico-legali hanno confermato che "nessuna delle lesioni riscontrate ha provocato la morte" anche se possono aver "concorso" al decesso.
"I due dna trovati non sono di Yara, dei suoi famigliari e di nessuno dei profili in mano alle forze dell'ordine", ha detto ancora il procuratore nel corso della conferenza stampa. Quindi, allo stato, si tratta di tracce di sconosciuti. Il cadavere di Yara Gambirasio, inoltre, si trovava nel punto in cui è stato rinvenuto fin dal momento della morte.
IN ATTESA DEGLI ESAMI - "Non ci sono delle novità significative - ha premesso il magistrato - ma ho deciso di convocare i giornalisti per evitare indiscrezioni. Non è possibile andare avanti per mesi sentendo chiacchiere inutili in tv, fondate sul niente. Vorrei che non si dimenticasse che siamo davanti ad una tragedia con persone che soffrono e ho l'impressione che di questo non si sia tenuto conto. Dobbiamo aspettare il termine delle analisi e delle indagini che dureranno molte mesi". Il magistrato è poi sceso nello specifico: "Il cadavere giace in quel luogo fin dal momento della morte. Non ci sono segni evidenti di violenza sessuale, se non il fatto che il reggiseno era indossato, ma sganciato. Sono stati rilevati tagli sui polsi, sul collo, sul dorso e probabilmente sulle gambe, ma non sembra che questi siano stati la causa della morte essendo molto superficiali, e non possiamo ancora dire se siano stati fatti prima o dopo la morte. Ci sono segni di contusione di origine incerta, con un corpo contundente, percosse o caduta. Di sicuro sembrerebbe che la morte non sia dovuta per dissanguamento, e pare certo che sarebbe avvenuta subito dopo la scomparsa, nell'arco di qualche ora".
SEGNI CAUSALI SUL CORPO, NESSUNA PISTA ESOTERICA - Sono casuali i segni trovati sul corpo di Yara Gambirasio e non simboli esoterici. Lo ha assicurato il procuratore aggiunto di Bergamo, Massimo Meroni, nel corso della conferenza stampa. "I segni - ha spiegato - si trovano in basso, verso la vita ma non direi che compongano un disegno specifico, sembrerebbero casuali. Non sembrano lesioni legate ad una difesa da parte della bambina, sembrano fatti con un'arma da taglio ma non siamo in grado di dire di che tipo esattamente".
DUE AGGRESSORI - Per il procuratore aggiunto di Bergamo, Massimo Meroni, gli aggressori di Yara Gambirasio sarebbero "almeno due". Le tracce non sono stati rinvenute sulla batteria del cellulare, com'era stato detto, ma sui guanti da donna che aveva in tasca. "Due profili - ha confermato - che non appartengono alla bambina, ai familiari e al resto dei dna che avevamo nel database". Niente di sicuro invece sul punto in cui Yara è stata sequestrata e nemmeno sul fatto che l'aggressore viva nella zona del ritrovamento, anche se, ha osservato il procuratore, "visto il luogo in cui la bambina si è stata trovata, è presumibile che chi ha compiuto il gesto conosca molto bene quel luogo". "La pista del furgone bianco non e' particolarmente privilegiata - ha concluso -, e' solo una delle tante segnalazioni che ci sono arrivate".



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