Web/ Alla faccia di Facebook!
Laura Specchio e Luciana Matarese
Milano: Rinnovamento, innovazione. Parole di cui si fa largo uso e abuso ultimamente. “Innovazione-innovativo/a” sembrano essere le parole d’ordine per introdurre qualsiasi tema, anche il più stupido e vacuo. Le usiamo nel nostro dizionario politico per segnalare che la montagna di argomentazioni vecchie come i datteri scaduti mezzo secolo fa e dimenticati in qualche cantina, in realtà costituiscono qualcosa di “nuovo” (ecco un’altra parola chiave). Ebbene una ragione c’è: in politica non è tanto importante il “cosa” si fa, ma il “come” lo si fa. Di conseguenza “come” si porta dietro “innovazione” che di questi tempi fa rima con “F A C E B O O K”.
Napoli: Pensa come siamo messi! Tutta questa foga di rimettersi in contatto, di incontrarsi e parlare e raccontarsi con nel bel mezzo uno schermo del computer. E i timonieri della politica, in Italia come al solito in ritardo, hanno scoperto che possono navigare questo canale per far (magari) salire sulla propria barca qualche gruppo di naufraghi ripescati dal mare della rete. Ma se non sai in che direzione andare, se non hai chiaro il programma di navigazione, la tecnologia, in questo caso “Facebook”, può fare ben poco. Ma in Italia la febbre sale e c’è già la classifica con la Gelmini che vanta il maggior numero di fans e Veltroni (poteva mancare?) che programma feste “per far diventare la nostra amicizia più vera, non solo un rapporto che si chiude una volta spento il computer”.
Milano: La community è magica. Improvvisamente si materializzano centinaia di amici, pure i “reduci”, o meglio, i tuoi vecchi compagni delle scuole elementari che mostrano evidenti segni d’età o di percorsi di vita travagliati e problematici, nascosti dietro espressioni inebetite delle foto digitali. Ed eccoli qua: Luigi ha l’alopecia; Elena, invece, è obesa; Maria è ipertiroidea (l’occhio a biglia la dice lunga); Valentina ha un’enorme capigliatura rossa (ma non aveva un capello ogni quarto d’ora?); Pietro, il più bello, si fotografa con prole (che peccato! Ce lo siamo perse); Paolo, il mostro, sembra la settima meraviglia (magia della tecnologia digitale o teoria del brutto anatroccolo?) e via dicendo.
Napoli: Per non parlare di chi, nostalgico degli anni della scuola, dalla fissità dell’immagine passa alla mobilità della vita reale, organizzando incontri “aperitivo e fuggi” e rimpatriate “fino al termine della notte” con annessa ingozzata al ristorante. E magari ti si presenta il capellone della classe, quello che lo vedevi inamidarsi con ettolitri di lacca e non potevi non pensare alle conseguenze disastrose sul buco dell’ozono, con un triplo riporto carpiato da guinness.
Milano: Insomma, una corte dei miracoli dove improvvisamente tutti vogliono sapere CHEFINEHAIFATTOCHELAVOROFAIDOVEVIVISEIACCASATA. Confesso, una debole curiosità ce l'avrei pure, ma un attimo dopo svanisce dietro un sonoro:"E chi se ne frega!". Eppure Facebook fa i suoi proseliti e, come dicevi tu, qualcuno pensa già possa diventare una delle grandi macchine del consenso. Da brivido.
Napoli: Qualcuno che “vo’ ffà l’americano” a tutti i costi, raccontandosi la palla di essere leader perché raduna qualcuno (amico tra chi si scambia foto e ricordi sbiaditi mi pare una parola grossa) attraverso un computer. Poi magari, tutti impegnati a pensare al buffet dell’incontro con i “facebookers”, ci si scorda di fare le assemblee nel partito e le sezioni restano aperte solo per il dopolavoro e la partita a scopone. Insomma, Facebook va bene, ma la politica è un’altra cosa. E la vita pure, a partire da quella sopra il bacino. Prendi il blogger (ma è una professione?!) Mario Adinolfi: passa tre ore al giorno davanti a Facebook. E si vede! Facesse qualche corsetta, anche cucina-bagno, sarebbe più magro, la sua vita più sottile. Insomma, ragazzi, prendete una tachipirina, che la febbre scende, spegnete il computer e uscite di casa. Alla faccia di Facebook!”.
(da formazionepolitica.org)



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