Viaggio da incubo, il racconto di un anonimo pendolare sul Feccia Rossa

Venerdì, 5 giugno 2009 - 12:00:00



Il lungo ponte termina come tutte le cose belle. Ricomincia il calvario. Sono le 18,50 di martedì 2 giugno e sono alla stazione Termini: destinazione Milano. Sorrido per il sole che è tornato ad illuminare Roma. È la gioia dell’incoscienza. Al posto delle 4 ore di viaggio il Feccia Rossa mi sta preparando una via crucis lunga 6 ore e mezza. Lo stesso tempo che più o meno si impiega per andare a New York. Il treno è il 9452, l’ultimo che collega l’Italia del sud con quella del nord partendo da Napoli, via Firenze, Bologna quindi Milano.

È il treno dei pendolari, dei maestri che attraversano lo Stivale; il treno degli operai e degli stagisti. Arrivo in anticipo perché ho deciso di chiedere tutti i rimborsi che Trenitalia mi deve per i soliti ritardi. Alla faccia dell’Alta Velocità-truffa.

Termini a dispetto del nome è l’inizio e non la fine. Sul tabellone l’antipasto: 9452, 15 minuti di ritardo. Che diventano 20 e poi 25. Pare che un uomo si sia sentito male a bordo e che il Feccia Rossa abbia chiesto l’ausilio dell’ambulanza a Gricignano, laddove cioè l’Alta Velocità alla napoletana ha inizio.

Così è. Partenza con quasi mezz’ora. Poco per chi è rassegnato; significativo per chi ha promesso di accorciare l’Italia. Si parte. Vola il Feccia Rossa con i bagni sempre fuori uso e i monitor interni sempre spenti. (a proposito: dentro sono vuoti, provare per credere. Trenitalia li ha acquistati dalla sua società Ferservizi che pare dentro ci abbia messo l’aria. Le indagini sono a cura dei pendolari). A Firenze si arriva con una quindicina per poi ripartire. Come un maiale ferito, il Feccia Rossa a Prato s’inchioda.

Uno, due, tre, quattro……Provate a contare i minuti sino a 35 con il treno inclinato, l’aria condizionata spenta e il silenzio dell’altoparlante. Trillano i telefonini. Ognuno chiama chi può per avvisare che la Feccia Rossa è un cadavere piegato a 30 gradi. Io che “posso” chiamo un amico che lavora coi cialtroni di Trenitalia. Indaga, sussurra che il locomotore di coda è defunto e mi anticipa che a Bologna cambieremo treno. Rassegnati si attende. Il maiale riprende vita e torna pure l’aria condizionata sino a Bologna. Ma a “bassa velocità” perché “è ’Italia che va…” piano.

Ecco Bologna, ma prima una pausa. L’altoparlante, che ora ha imparato a parlare, avverte la “gentile clientela che siamo in attesa del segnale di via libera per entrare in stazione”. Giusto, è bene avvertire, rendere cosciente il passeggero di quanto è bello essere un gentile cliente. Poi riparla: “Il passeggero diretto a Lecce (a Lecceeeee? Da Firenze via Bologna?) è pregato di accostare a bordo treno per le autorizzazioni”. Mah!!! Poi riparla ancora: “I passeggeri con coincidenze da Milano, 15 minuti dopo la partenza da Bologna, sono pregati di recarsi al binario, cioè nella carrozza.. Sono pregati insomma di raggiungere il capotreno per istruzioni”.  Pensa a chi mettiamo in mano un treno con 1200 persone sedute e almeno 150 in piedi.

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