Vita da cani, morte da bastardi
Sterminarli tutti, uno per uno. La soluzione proposta dal sindaco di Modica Antonello Buscema al problema dei "cani pericolosi" è folle. L'emergenza c'è, drammatica, travolgente. A maggior ragione dopo la morte del bambino siciliano l'argomento tormenta istituzioni (arenate nell'impasse decisionale), cittadini (sempre più terrorizzati) e animalisti. Eppure qualcosa non va.
La mattanza non è e non potrà mai essere la soluzione. In primis per un motivo concettuale: il sindaco parla di "abbattimento dei cani abbandonati di cui risulti la pericolosità". Ma quale sarebbe il principio fondante di una simile norma? Come si fa a capire (se non secondo una logica verificazionista a posteriori) quali cani sono pericolosi? E quanti ne vanno soppressi? Uno, due, ad infinitum? Qualcuno pensa davvero che possano essere eliminati tutti i cani di una regione? Si approda nel campo dell'aporia.
Una via impraticabile per il suo essere contradditoria. Forse sono queste le ragioni che hanno spinto il sottosegretario al Welfare, Francesca Martini, a schierarsi esplicitamente contro l'idea dell'eliminazione di massa. Poi c'è il limite etico. Vero è che di fronte alla salvaguardia della vita umana tutto è concesso, ma un paese civile, che ha da poco ottenuto il passaggio in campo penale delle leggi sul maltrattamento degli animali, non può accettare una soluzione simile. Le vie d'uscita ci sarebbero.
La prima è il controllo sui fondi che le regioni stanziano per i canili e le strutture specializzate (che ogni anno o non vengono ritirati o spariscono dalle casse come per magia). La seconda si chiama sterilizzazione ed è uno dei must delle campagne animaliste contro il randagismo. Esiste, già si pratica, ma dovrebbe essere applicata con rigore e resa legge. Quindi, non resta che darsi la zampa.



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