Università, ecco la riforma Gelmini
Ecco i contenuti del disegno di legge:
1) Possibilità per gli atenei di fondersi tra loro o aggregarsi su base federativa per evitare duplicazioni e costi inutili.
Come è: oggi università vicine non possono unirsi per razionalizzare e contenere i costi;
Come sarà: ci sarà la possibilità di unire e federare università vicine, anche in relazione a singoli settori di attività, per abbattere costi e aumentare la qualità.
2) Introduzione della contabilità economico-patrimoniale uniforme secondo criteri nazionali concordati tra MIUR e Tesoro.
Come è: i bilanci delle università non sono chiari e non calcolano la base di patrimonio degli atenei;
Come sarà: i bilanci dovranno rispondere a criteri di maggiori trasparenza. Debiti e crediti saranno resi più chiari nel bilancio.
3) Riduzione dei settori scientifico-disciplinari, dagli attuali 370 a circa la metà (consistenza minima di 50 ordinari per settore).
Come è: ogni professore è oggi rigidamente inserito in settori scientifico disciplinari spesso molto piccoli, anche con solo 2 o 3 docenti;
Come sarà: saranno ridotti per evitare che si formino micro settori, che danneggiano la circolazione delle idee e danno troppo potere a cordate ristrette.
4) Delega al ministro per riorganizzare i dottorati di ricerca al fine di creare un vero sistema di formazione di terzo livello sia per l'accademia che per le imprese.
GOVERNANCE
1) Adozione di un codice etico.
Come è: non ci sono regole per garantire trasparenza nelle assunzioni;
Come sarà: ci sarà un codice etico per evitare incompatibilità, conflitti di interessi legati a parentele.
· Limite massimo complessivo di 8 anni al mandato dei rettori, inclusi quelli già trascorsi prima della riforma.
Come è: ogni università decide il numero dei mandati;
Come sarà: un rettore non potrà rimanere in carica per più di 8 anni con valenza retroattiva.
2) Distinzione netta di funzioni tra Senato e CDA, il primo organo accademico, il secondo di alta amministrazione e programmazione.
Come è: attualmente vi è confusione e ambiguità di competenze tra i due organi che non aiuta l'assunzione della responsabilità nelle scelte;
Come sarà: Il senato avanzerà proposte di carattere scientifico, ma sarà il CDA ad avere la responsabilità chiara delle spese, delle assunzioni e delle spese di gestione anche delle sedi distaccate.
3) Limiti di 35 membri nel Senato e di 11 nel CDA per superare assemblearismo e paralisi;
Come è: il senato è composto anche da più di 50 persone e il CDA da 30;
Come sarà: sarà ridotto il numero di membri del senato a un massimo di 35 e del cda a 11 per evitare organi pletorici e poco responsabilizzati.
4) CDA fortemente responsabilizzato e competente, con il 40% di membri esterni.
5) Rafforzamento del peso della rappresentanza studentesca in Senato e CDA.
6) Introduzione di un direttore generale al posto del direttore amministrativo.
Come è: oggi il direttore amministrativo è spesso un esecutore con ruoli puramente amministrativi;
Come sarà: il direttore generale avrà compiti di grande responsabilità e dovrà rispondere delle sue scelte, come vero e proprio manager dell'ateneo.
7) Nucleo di valutazione d'ateneo a maggioranza esterna.
Come è: i nuclei di valutazione sono oggi a maggioranza composti da docenti interni;
Come sarà: il nucleo di valutazione dovrà avere una maggiore presenza di membri esterni per garantire una valutazione oggettiva e imparziale.
8) Semplificazione della struttura interna degli atenei.
Come è: si sovrappongono organi quali il consiglio di corso di studio, il consiglio di dipartimento, la facoltà;
Come sarà: saranno razionalizzati gli organi evitando sovrapposizioni



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