Università/ Test di Medicina inadeguati. L'intervista di Affari
Ottanta domande a crocette, una sola risposta esatta. Tutto in due ore di tempo. È la "lotteria" del numero chiuso, la prova da superare per tutti gli aspiranti medici. Un test nazionale elaborato dal Miur, ministero istruzione, università e ricerca, con una data comune per tutte le università d'Italia. Il due settembre. Saranno 90mila gli aspiranti dottori che si metteranno alla prova in tutti gli atenei d'Italia. Quasi 6mila a Roma dove i posti sono solo 1124, 6.700 quelli iscritti ai quiz alla Statale di Milano. Solo uno su dieci riuscirà ad assicurarsi una carriera in camice bianco. E con i quiz al via non mancano le polemiche. Agli studenti infatti la selezione istituita dal Miur proprio non va giù. La critica più feroce nasce però dal fatto che il voto di maturità non fa "curriculum": chi ha preso il massimo ha le medesime possibilità di chi si è aggiudicato il diploma a stento. 
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STERILI CROCETTE- Non è detto che la prova d'ammissione premierà i migliori. Ossia quelli, per intendersi, che in futuro potranno curare al meglio i malati. E anche se in gioco c'è la salute degli italiani nei prossimi anni. Eppure tra le prove non sono previsti test psicoattitudinale e colloqui per esaminare le motivazioni che spingono lo studente in corsia. Solo delle sterili risposte a crocette.
LE DOMANDE- E anche sulla stesura delle domande è bagarre. A Medicina ad esempio moltedelle domande sono di biologia, fisica e matematica: 40 quesiti tosti per chi viene dal classico o dall'artistico. E chi non ha una preparazione ad hoc deve ricorrere a manuali e simulazioni online. I test poi rimangono un terno a lotto anche se i controlli sono ferrei. Alla Sapienza gli studenti occuperanno un posto assegnato per sorteggio e i rappresentanti, uno per aula, vigileranno sull'estrazione. Le classi saranno divise anche per età e per cognome: nessun parente nella stessa stanza. Oltre ai fogli distribuite anche le penne per evitare lo scambio di bigliettini.
L'INTERVISTA- "Con queste prove d'ammissione certamente questo sistema non seleziona i migliori. Ci vorrebbe una valutazione meritocratica fatta durante il primo anno e non attraverso sterili test a crocette". Salvo Calì, segretario del sindacato dei medici italiani (SMI) sceglie Affaritaliani.it per commentare le polemiche sui test universitari di medicina. E continua: "Oltre ai rimedi studiati, per quanto utili, si dovrebbe anche tener conto di altri fondamentali. Per esempio il voto di diploma potrebbe risultare una componente importante. Ma solo nel caso che in tutti gli istituti venga utilizzato la stessa valutazione. Cosa che adesso non viene fatta. Quindi sotto il profilo concettuale non c’è dubbio che l’aspetto curriculare è importante. Ma in un contesto variopinto ed eterogeneo come quello italiano non dà però nessuna garanzia di serietà...
E quindi?
Ci vuole una fase sperimentale di qualche anno che consenta di selezionare i migliori prodotti da mettere sul mercato della formazione per rendere più realistica la selezione, come proposto dalla'università Statale di Milano. Bisogna insomma sperimentare diversi modi per modificare i test d’ingresso e poi valutare la soluzione migliore. Tra l'altro i test attuali non hanno neanche il vantaggio di avere una valutazione a livello nazionale...
Cosa vuol dire questo?
I test sono unici però nelle diverse università si accede con punteggi differenti. Insomma la selezione diventa più dura soprattutto nelle università più ambite. Il rischio è che i più bravi nelle università più ambite, per carenza di posti disponibili, vengano lasciati a casa. Anche se raggiungono risultati più alti di studenti ammessi in altri atenei.
Che cosa propone il vostro sindacato per ovviare a questo problema ?
"Prima di tutto ci vuole una graduatoria a livello nazionale dei punteggi ottenuti dagli studenti nei test. Da questi si potrà scegliere la sede dove frequentare l'università. Così, anche chi ha avuto un buon punteggio e non è riuscito ad entrare nel numero chiuso per carenza di posti, ma è riuscito ad avere punteggio più alto di quello dei suoi colleghi in altre università potrà comunque avere un posto in un'altra sede italiana. E poi si deve avviare una sperimentazione che tenga conto di tutti i fattori che possano migliorare i test d'ingresso universitari. Noi affronteremo questa discussione a novembre. Per l'occasione abbiamo deciso di affrontare sia il tema della modalità d’accesso che quello del percorso formativo che ogni studente deve intraprendere e che secondo noi deve essere rivisitato in maniera importante. Ad esempio si deve riconoscere la medicina generale come specialità. Ora non è così. E’ un problema importante perché ogni università si muove in modo difforme mentre questo è un problema fondamentale per la salute del nostro paese. Tutti questi argomenti verranno poi discussi e analizzati con il ministero.
Floriana Rullo



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