Under 30: e se emigrassimo tutti?
Di Alessandro Rimassa
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Vale la pena di costruire il nostro futuro in questa Italia?
Non sarebbe meglio prendere armi e bagagli e andare a vivere all'estero?
Sono le domande che oggi corrono in rapida e martellante successione nella mente dei più giovani. Diciamo degli under 30, di quelli che hanno ancora il tempo (e la voglia) di costruirsi una vita migliore. Sono domande a cui ognuno, nel suo intimo, può e deve cercare una risposta, che mai potrà essere generale e generalizzata.
Ma le domande restano e i fatti anche. Eccoli, quelli degli ultimi mesi, a memoria d'uomo così come rimangono impressi nlle nostre teste:
- Il Governatore della Banca d'Italia si sbaciucchia sulla fronte con un importante banchiere, rendendo quantomeno sospetto il rapporto tra controllore e controllato. E sputtanando l'Italia in tutto il mondo.
- In Rai, dopo aver lottizzato il consiglio d'amministrazione come non si faceva da anni, nominano direttore generale un mezzo sconosciuto voluto a tutti i costi dal capo del governo.
- Il centro-sinistra propone una legge sulle unioni di fatto tra conviventi (come c'è in tutti i paesi civili europei!) e il centro-destra, senza manco ascoltare la proposta, insorge.
- Mancano pochi mesi al voto e la maggioranza decide di cambiare la legge elettorale con quello che, al di là dei contenuti, suona come un colpo di mano.
- Nel frattempo si scopre che non si parla più di mafia ma che al Sud il fenomeno non è affatto in diminuzione, tanto che un imprenditore esasperato non può far altro che sparare e ammazzare il suo aguzzino.
- E se qualcuno ancora credesse che in questo Paese si va avanti per merito, un'inchiesta sulle Poste ci ricorda che politici e potenti raccomandano chi vogliono fregandosene totalmente delle regole (o cambiandole quando fa comodo a loro).
Questo è il Paese in cui viviamo oggi. Un Paese che negli ultimi anni è in continuo e veloce peggioramento: il rispetto delle regole sembra un valore sempre meno importante, c'è una sensazione generale di grande disparità secondo la quale i potenti possono fare quel cavolo che vogliono, gli altri si devono fare il mazzo ma rimarranno comunque e sempre in una posizione di inferiorità.
Questa è l'Italia di oggi. Io la chiamerei italietta (volutamente con la lettera minuscola).
E l'interrogativo iniziale ritorna prepotente: vale la pena di costruire il proprio futuro in questo Paese? E se invece, noi che abbiamo meno di 30 anni, emigrassimo in massa?



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