Una mattina di foll(i)a postale
Mercoledì, 8 giugno 2011 - 10:14:00
… fino alla resa, un umiliante e sconsolato "mani in alto".
E dire che, a decorrere da lunedì 6 giugno, così si è appreso anche dall'articolo pubblicato dal "Corriere", dopo quattro giorni di caos su scala nazionale, con servizio a singhiozzo, lentissimo, se non addirittura del tutto mancante, negli uffici postali, stando agli annunci dei vertici dell'azienda, ci sarebbe dovuto essere il ritorno alla normale operatività. Invece, quando mai, la via crucis si è allungata di un'altra stazione.
Dovendo eseguire alcuni versamenti su c/c, giustappunto, mi metto in moto alle 8,25, raggiungendo, sette minuti dopo, l'ufficio vicino casa. Già, un cospicuo, variegato bivacco sui marciapiedi esterni si rivela presagio infausto, in uno con la folla presente dentro.
Il talloncino della mia prenotazione "smista code" reca il numero 124 (alle 8,32,!!!), il display dello sportello più avanti segna 15. Disperazione, ovviamente, ma "chissà che avvenga qualche miracolo!" e, quindi, attendo una mezzoretta. Purtroppo, 15, 16, le sequenze progressive sono lente, da incedere di lumaca.
Al che, improvvisamente, ecco che un lume d'ingegno si accende nella mente, lascio l'ufficio, trattenendo il mio talloncino e decido di andare in cerca di approdi più favorevoli. Ma, l'iniziativa si rivela letteralmente disastrosa.
Secondo ufficio postale, talloncino con n. 167, numero dell'utente allo sportello 24; terzo ufficio, talloncino n. 159, in via di disbrigo cliente n. 21; quarto ufficio, infine, talloncino n. 212, sequenza raggiunta 43. Non mi resta che alzare le braccia, rientro a casa e, poco dopo, mi metto in auto per recarmi al paesello delle vacanze: lì, penso, sicuramente, alla posta, farò in un attimo.
Invece, ancora una delusione, gli astanti in attesa sono solo una dozzina, però le due impiegate addette se ne stanno in piedi, a commentare sconsolate, senza esprimere più neppure la forza di confortare gli utenti dall'altra parte del vetro, in sostanza brontolando all'indirizzo di quegli aggeggi che non danno segni di vita. E' mezzogiorno passato, rinuncio.
E' come se, dentro, mi sia sottoposto a un full immersion di sconforto, né provo consolazione per via dell'esercito di malcapitati compagni nel disservizio, verosimilmente centinaia di migliaia di persone rimaste coinvolte da Cuneo ad Agrigento. Ora, per l'ennesima volta la domanda è la stessa, che razza di paese è questo?
Sì, non v'è dubbio che, talvolta, si rendano indispensabili cambiamenti di procedure o di sistemi, però è sufficiente il semplice buon senso per osservare che, in casi del genere, è parimenti, e più ancora, indispensabile testare l'introduzione della modifica, non una ma dieci volte, in laboratorio, in modo che, quando la variazione si pone all'impatto effettivo con l'operatività reale, non si finisca col lasciare un paese intero - pensioni, pagamenti, scadenze eccetera - in balia delle onde, sull'ara delle procedure e/o innovazioni informatiche, tanto mirabolanti, quanto, come nell'evenienza in atto, disastrose e pesanti.
Rocco Boccadamo
Lecce
e.mail: rocco_b@alice.it
E dire che, a decorrere da lunedì 6 giugno, così si è appreso anche dall'articolo pubblicato dal "Corriere", dopo quattro giorni di caos su scala nazionale, con servizio a singhiozzo, lentissimo, se non addirittura del tutto mancante, negli uffici postali, stando agli annunci dei vertici dell'azienda, ci sarebbe dovuto essere il ritorno alla normale operatività. Invece, quando mai, la via crucis si è allungata di un'altra stazione.
Dovendo eseguire alcuni versamenti su c/c, giustappunto, mi metto in moto alle 8,25, raggiungendo, sette minuti dopo, l'ufficio vicino casa. Già, un cospicuo, variegato bivacco sui marciapiedi esterni si rivela presagio infausto, in uno con la folla presente dentro.
Il talloncino della mia prenotazione "smista code" reca il numero 124 (alle 8,32,!!!), il display dello sportello più avanti segna 15. Disperazione, ovviamente, ma "chissà che avvenga qualche miracolo!" e, quindi, attendo una mezzoretta. Purtroppo, 15, 16, le sequenze progressive sono lente, da incedere di lumaca.
Al che, improvvisamente, ecco che un lume d'ingegno si accende nella mente, lascio l'ufficio, trattenendo il mio talloncino e decido di andare in cerca di approdi più favorevoli. Ma, l'iniziativa si rivela letteralmente disastrosa.
Secondo ufficio postale, talloncino con n. 167, numero dell'utente allo sportello 24; terzo ufficio, talloncino n. 159, in via di disbrigo cliente n. 21; quarto ufficio, infine, talloncino n. 212, sequenza raggiunta 43. Non mi resta che alzare le braccia, rientro a casa e, poco dopo, mi metto in auto per recarmi al paesello delle vacanze: lì, penso, sicuramente, alla posta, farò in un attimo.
Invece, ancora una delusione, gli astanti in attesa sono solo una dozzina, però le due impiegate addette se ne stanno in piedi, a commentare sconsolate, senza esprimere più neppure la forza di confortare gli utenti dall'altra parte del vetro, in sostanza brontolando all'indirizzo di quegli aggeggi che non danno segni di vita. E' mezzogiorno passato, rinuncio.
E' come se, dentro, mi sia sottoposto a un full immersion di sconforto, né provo consolazione per via dell'esercito di malcapitati compagni nel disservizio, verosimilmente centinaia di migliaia di persone rimaste coinvolte da Cuneo ad Agrigento. Ora, per l'ennesima volta la domanda è la stessa, che razza di paese è questo?
Sì, non v'è dubbio che, talvolta, si rendano indispensabili cambiamenti di procedure o di sistemi, però è sufficiente il semplice buon senso per osservare che, in casi del genere, è parimenti, e più ancora, indispensabile testare l'introduzione della modifica, non una ma dieci volte, in laboratorio, in modo che, quando la variazione si pone all'impatto effettivo con l'operatività reale, non si finisca col lasciare un paese intero - pensioni, pagamenti, scadenze eccetera - in balia delle onde, sull'ara delle procedure e/o innovazioni informatiche, tanto mirabolanti, quanto, come nell'evenienza in atto, disastrose e pesanti.
Rocco Boccadamo
Lecce
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