Roma, “Una ferrovia così nuova che è meglio rifarla"
di Enrico Massidda
Uno spreco di pubblico denaro da brivido. Dieci anni di lavori, 135 milioni di euro spesi invano. La nuova ferrovia non serve più e viene smantellata. Così a Roma gli 8 chilometri finali da Giardinetti a Pantano della linea a scartamento ridotto che parte dall’esterno della stazione Termini, costruiti con viadotti e stazioni avveniristiche, si sono trasformati di nuovo in un gran cantiere. Già, perché la destinazione d’uso è cambiata in corso d’opera col miraggio del risparmio, trasformata in percorso della futura metro C. Binari smantellati, traverse smontate e spesso spaccate per far più presto, pali e fili della rete di alimentazione rimossi, segnali e strumenti di avviso prima accatastati e poi portati via come rifiuti; costruzioni letteralmente demolite, banchine divelte, mura sventrate. Impianti elettronici di controllo modernissimi, come l’ACS (Apparato Centrale Statico) collaudato e utilizzato addirittura solo per poche ore.
Uno scempio inaudito, che ha coinvolto se non altro per “mancanza di lungimiranza”, ma non solo, tutte le amministrazioni comunali che si sono succedute nella capitale dal 1995 ad oggi. Giunta Alemanno compresa, titolare della decisioni di far cessare il servizio, in carica quel 7 luglio 2008, giorno della corsa dell’ultimo trenino tra le stazioni di Giardinetti e Pantano. A quel punto, il neo sindaco avrebbe potuto salvare la tratta Giardinetti-Pantano per non rendere inutili i denari fino ad allora spesi e gettarne altri per la demolizione? La linea C non avrebbe potuto terminare appunto a Giardinetti, rimanendo il tratto sino a Pantano coperto dalla ferrovia ammodernata? Ma in tal modo “l’apertura trucco di facciata” del primo tratto di C fissata, salvo imprevisti, per il prossimo anno sarebbe slittata a data da destinarsi.
Quindi niente inaugurazione, niente pubblicità, niente voti. Tutto ha avuto inizio nel 1995, prima giunta Rutelli, quando prende forma la futura linea C della metropolitana di Roma che dovrà attraversare la capitale passando sotto il centro della città, unendo il quartiere di Vigna Clara a nord con Pantano, all’estremo est. L’anno successivo, nel 1996, comincia l’opera di ammodernamento della Roma-Pantano, (una ferrovia dalle caratteristiche tranviarie che sino a qualche decennio fa collegava Roma con Fiuggi) tra le stazioni di Largo Alessi e Centocelle e tra Torrenova e Pantano. Soprattutto per questo secondo tratto sono previste infrastrutture importanti. Non solo stazioni, ma che la linea proceda per chilometri su complessi viadotti tipo alta velocità. Solo 2 anni dopo, nel 1998, a lavori in corso, si comincia a pensare di utilizzare per la linea C della metropolitana il tratto terminale della Roma-Pantano. La parola d’ordine è “tranquillizzare”.
Così viene fatta circolare la voce che gli interventi in corso di realizzazione non saranno inutili in quanto le nuove infrastrutture saranno in grado di ospitare in futuro i treni della metro C con il semplice spostamento di due binari, uno per senso di marcia, in modo da adeguare lo scartamento ridotto di 950 mm della Roma-Pantano ai 1435 mm standard di quello della metro. Un intervento fattibile in una sola nottata, in modo da non interrompere il servizio nemmeno per un sol giorno. Nel 2001 il Consiglio Comunale (Giunta Veltroni) vara la definitiva delibera per la linea C. Intanto i lavori della Roma-Pantano procedono. Ma nel 2004 c’è la decisione che dovrebbe indurre a bloccare definitivamente i lavori. La linea C della futura metropolitana non sarà a guida tradizionale con macchinista, bensì a guida automatica senza conducente. Con la conseguenza che tutto ciò progettato fino ad allora ed in corso di realizzazione sarebbe stato totalmente inutile per il futuro ormai vicino. Perché sin dal 2004 non furono bloccati immediatamente i lavori di ammodernamento di una linea che di lì a poco sarebbe irrimediabilmente sparita? Lo si sapeva con certezza. Nonostante ciò i lavori di ammodernamento proseguirono. E il 1 marzo 2006 il sindaco Veltroni Inaugurò la linea con una solenne cerimonia. Consapevole che ben presto sarebbe stata chiusa.



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