Una campagna contro lo spreco dei farmaci
Di Antonio Galdo
Ho una proposta per il ministro Renato Brunetta: una campagna di informazione contro lo spreco dei farmaci. Attraverso le strutture della pubblica amministrazione, a partire dagli uffici delle Asl, che dovrebbero aiutare i cittadini, in collaborazione con i medici e con i farmacisti, a un uso più accorto dei medicinali. Gli ultimi dati, raccolti dall'Osservatorio sulla Terza età "Ageing Society", sono impressionanti. Divoriamo medicine inutili, e poi le infiliamo nel cestino dell'immondizia. In un solo anno, infatti, gli italiani hanno gettato nell'immondizia un miliardo di pillole, con un costo per il Servizio sanitario nazionale pari a 650 milioni di euro. Uno spreco puro. Pagato dai contribuenti con quella spesa sanitaria che, appesantita da acquisti pro-capite di 200 euro di medicinali per ogni cittadino, manda in tilt i conti delle amministrazioni regionali.
E' un vero circolo vizioso che ha due origini. Da un lato gli italiani sono diventati un popolo farmaco-centrico, come dice il professore Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano. Pensano, con un paradigma culturale, che qualsiasi problema possa risolversi con una pillola, da tenere sempre a portata di mano: e pazienza se poi scade e bisogna gettarla nel cestino, tanto paga lo Stato. In secondo luogo, i medici molto spesso hanno la ricetta facile (ne firmano ogni anno 7,3 per abitante) e incentivano così la corsa alla confezione dei medicinali. In alcuni casi, come dimostrano le inchieste giudiziarie, il vizietto della pillola facile nasconde una rete di complicità che si traducono in truffe ai danni della pubblica amministrazione. Dunque, bisogna provare a partire dalla base della piramide. Dalle cattive abitudini che spesso solo per vizio, per distrazione, i cittadini hanno rispetto alla spesa farmaceutica. Se fossero bene informati di che cosa significa questo spreco quotidiano, che tra l'altro si traduce nella restrizione di altri servizi per mancanza di fondi, forse i comportamenti cambierebbero. E in ogni caso, lo Stato, attraverso la sua macchina capillare, deve provarci. Una pillola inutile in meno è uno costo cancellato, un risparmio per la collettività, e un aiuto alla contabilità del Servizio sanitario nazionale. Non è poco, signor ministro, specie in tempi di crisi e di spese da tagliare.



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