Un giornalista per Berlusconi
Di Renato Palma
Lo so, non ho le conoscenze per poterlo farlo. Nonostante ciò, in momenti come questo, avrei voglia di parlare con qualche grande direttore di un giornale italiano, magari uno di quelli impegnati a raccontarci nei minimi particolari, riempiendo decine e decine di pagine, le abitudini incorreggibili del nostro primo ministro, per suggerirgli di affidare l'incarico a qualche giovane giornalista, armato di talento e di buona volontà, di entusiasmo e di fiducia nell'utilità della sua professione (si sa come sono i giovani) di mettersi sulle tracce del capo dell'opposizione. Così, magari, potremmo sapere come passa le sue giornate.
Giornate nelle quali, contemporaneamente, una minoranza qualificata di persone si domanda non solo come abbiamo fatto a cacciarci in questo pasticcio ingovernabile, ma anche si chiede se qualcuno ha qualche idea per uscirne, o per lo meno ci sta provando, o alla fine ha, almeno, la "spavalderia" di mostrarsi, per farci coraggio.
Stare all'opposizione, si sa, è molto difficile.
L'impegno diventa sopportabile se si ha l'impressione di non essere tanti singoli cani sciolti, se si ha la possibilità di avere un'identità forte, sostenuta e rafforzata da qualcuno che ha proposte attorno alle quali coagulare il malessere e i bisogni di quei pochi italiani che da qualche tempo mostrano disagio e che magari, organizzati, potrebbero cercare di far valere un modello diverso di convivenza.
Il capo dell'opposizione ha, in questi tempi e in queste contingenze, una grande fortuna. Non deve proporre soluzioni ai problemi gravi creati da un certo modello di globalizzazione, o trovare soluzioni alla crisi economica, o stare dalla parte dei più deboli. Deve semplicemente mostrarsi. Dire: "Ci sono". Parlare di valori facilmente condivisibili, che permettono di non piegare la schiena e mantenere la testa alta sulle spalle (e altre parti del corpo al loro posto).
In questo nostro paese il presidente del consiglio fa quello che nessuna persona educata si azzarderebbe a fare. Urla, bestemmia, offende gli organi di stampa, la magistratura, il capo dello stato, le donne, gli uomini che non lo votano (definiti coglioni). Che fa nel frattempo il nostro Robin Hood? Si è ritirato a Sherwood senza dirlo a nessuno? Aspetta momenti migliori? Sarei proprio curioso di saperlo. Non vedo quindi altra possibilità che proporre di mettergli alle calcagna un giornalista giovane, ingenuo, paziente, molto paziente, e pieno di curiosità.
Il profilo: chi è Renato Palma - Nato nel 1952, laureato in medicina a Firenze nel 1976, psicoterapeuta, dopo aver pubblicato nel 1983 "Malattia come sogno" sul rapporto medico paziente, ha continuato la sua riflessione sulle dinamiche del potere all'interno delle relazioni educative e terapeutiche, fino ad investire anche le problematiche del soggetto nelle società dell'opulenza post-moderna. Di questo nuovo interesse è frutto il saggio Economia e felicità, una proposta di accordo, pubblicato in Economia come impegno civile (curatori Luigino Bruni e Vittorio Pelligra, Città Nuova Ed., 2002). Nel novembre del 2009 ha pubblicato "I sì che aiutano a crescere" (ETS editore).



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