Treni sporchi e sempre in ritardo. Al via la class action contro Trenitalia
Di Floriana Rullo
Treni sporchi, fatiscenti e perennemente in ritardo. Porte chiuse con il filo di ferro. Nei casi peggiori legate con spaghi, lacci ed elastici. I treni italiani, cadono a pezzi. Corrosi dalla ruggine e devastati dai guasti. Con sedili rotti, sporchi e inutilizzabili. E poi i ritardi. Perenni. Che fanno diventare i viaggi dei pendolari una vera e propria odissea. Nonostante il fatto che nel 2008 la Regione abbia sanzionato con 1,2 milioni di euro Trenitalia per la mancanza di puntualità, per la scarsa pulizia e, appunto le porte rotte o i bagni fuori servizio.
Un disagio quotidiano per i pendolari, anche se il numero dei pendolari continua a crescere. Sono oltre 2 milioni e 630 mila i cittadini che ogni giorno prendono i treni per motivi di lavoro e studio sulle linee regionali. Tra il 2007 e il 2009 i passeggeri che viaggiano su queste linee sono cresciuti dell'8,2%, con duecentomila viaggiatori in più quindi, affermandosi quale principale voce della domanda di trasporto ferroviario in Italia, in un rapporto di 9 a 1 rispetto ai passeggeri trasportati ogni giorno sulle linee a lunga percorrenza (300 mila passeggeri circa).
LA PROTESTA IN TRIBUNALE – E i pendolari dicono basta. Al via una class action contro Trenitalia. E alla mail classactionromanettuno@gmail.it le adesioni continuano a crescere ogni giorno. La scadenza per firmare la petizione contro Trenitalia scadrà il 15 ottobre. Poi un avvocato di Aprilia, al quale si è rivolto la signora Rosalba Rizzuto che sta coordinando la protesta, porterà il documento in tribunale. Cesare Carbonari del comitato spontaneo della tratta Torino Milano: "Anche i pendolari piemontesi parteciperanno. Prima però la Regione ci deve riconoscere come comitato spontaneo. Cosa che ancora non ha fatto".
LA RABBIA CORRE SULLA RETE – Sul web ovunque fioccano denunce e resoconti furibondi. Su www.pendoralicv.org c’è il racconto di quanto accaduto sulla Roma-Civitavecchia il 16 settembre. Ma sono decine i resoconti. Da Nord a Sud. E la protesta monta anche su Facebook.

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I DISAGI - La vita del pendolare è piena di disagi. E nonostante qualche piccolo passo avanti compiuto di recente con la firma, in quasi tutte le Regioni, del nuovo Contratto di Servizio e una prima inversione di tendenza nei finanziamenti da parte del Governo per il prossimo triennio il salto di qualità tanto caldeggiato non ci sarà: i nuovi treni annunciati sono infatti solo una piccolissima goccia nel mare delle necessità del servizio pendolare, niente di paragonabile con il "Progetto 1000 treni per i pendolari" lanciato due anni fa e rimasto sulla carta. Il rischio è che per i pendolari italiani ci sarà solo qualche miglioramento rispetto all'inadeguata situazione esistente, mentre per l'agognato rilancio si dovrà aspettare ancora, almeno fin quando si riuscirà ad invertire le priorità di spesa di Governo e Regioni.
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GLI INVESTIMENTI- "Siamo convinti - ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - che investire sul trasporto ferroviario pendolare sia una ricetta che fa bene alle città, al portafoglio delle famiglie, alla qualità della vita e alla crisi economica. La nostra mobilitazione vuole dare voce a cittadini che si battono per un interesse generale. In un periodo in cui sono venuti al pettine i nodi di una crisi economica, energetica e climatica globale, un forte rilancio del trasporto ferroviario pendolare rappresenta una scelta lungimirante. Non esiste infatti, una ricetta più utile per milioni di persone che oggi sono obbligate a muoversi in macchina rispetto al fornire una alternativa più comoda, economica e pulita come il treno. Se a Copenaghen si sta discutendo un accordo internazionale sulla riduzione delle emissioni di CO2 che impegni finalmente tutti i Paesi nella lotta ai cambiamenti climatici, in Italia l'obiettivo di migliorare la vita e la mobilità dei pendolari rappresenta una priorità ineludibile che si sposa perfettamente con le prospettive di un Paese più moderno e civile. Sono queste le infrastrutture che ci piacciono e che servono al Paese".



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