Il triste viaggio in seconda classe

Giovedì, 10 dicembre 2009 - 16:41:00

Di Giuseppe Morello

Il rapporto Pendolaria di Legambiente, di cui parliamo in anteprima su Affaritaliani.it, è impietoso ma purtroppo non ci racconta niente di più di ciò che ciascuno di noi ha già verificato di persona prendendo un treno di recente. Per il ponte ho viaggiato da Milano alla Puglia e ritorno su treni che hanno avuto in media un’ora e mezza di ritardo, strapieni di gente, coi bagni pulp, con alcune carrozze frigo perché il riscaldamento era rotto e in uno scompartimento di prima classe sfasciato e sporco che ricordava molto da vicino un vicolo malfamato di Chicago.

Ed erano Eurostar a lunga percorrenza, figuratevi cosa patiscono ogni giorno i pendolari che prendono dei mezzi che solo per capirci chiamiamo treni, ma che somigliano molto di più ai vagoni diretti a Buchenwald. Per loro il treno non è una scelta, è una punizione divina per non aver trovato lavoro sotto casa.

Lontano dallo scintillio moderno dell’Alta Velocità (moderno si fa per dire, noi ci siamo arrivati con una decina di anni di ritardo e con un botto di soldi buttati dalla finestra), il sistema ferroviario italiano è l’immagine di ciò che l’Italia sarebbe stata se non ci fosse stato il boom economico, un sistema che per odori e igiene sta finalmente allineandosi al suo omologo in India (e sono soddisfazioni).

Non è possibile che un paese come il nostro abbia treni e ferrovie in questo stato, è davvero mortificante. Trenitalia non può pensare di confonderci agitando sotto al nostro naso l’Alta Velocità nella speranza che non si veda il resto, che è come arredare lussuosamente il salotto per impressionare gli ospiti mentre il resto della casa è una stamberga che cade a pezzi.

giuseppe.morello@affaritaliani.it

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