Treni/ Degrado e sporcizia. L'odissea quotidiana dei pendolari. Il fotoreportage

Sabato, 11 luglio 2009 - 16:00:00

L'INTERVISTA DI AFFARI

Treni/ Il coordinatore del comitato pendolari Cesare Carbonari: "Abbiamo vagoni anche di 30 anni fa. Alle ferrovie non interessa tutelare i viaggiatori"

Di Floriana Rullo

Porte chiuse con il filo di ferro. Quando va bene. Nei casi peggiori legate con spaghi, lacci ed elastici. Insomma con la prima cosa che capita sotto mano. O lasciate direttamente aperte. I treni italiani vecchi e fatiscenti cadono a pezzi. Corrosi dalla ruggine e devastati dai guasti. Con sedili rotti, sporchi e inutilizzabili. Per non parlare dei servizi igienici, spesso inadoperabili. Un disagio quotidiano che per i pendolari continua da anni.



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E poi i ritardi. Perenni. Che fanno diventare i viaggi dei pendolari una vera e propria odissea. Nonostante il fatto che nel 2008 la Regione abbia sanzionato con 1,2 milioni di euro Trenitalia per la mancanza di puntualità, per la scarsa pulizia e, appunto le porte rotte o i bagni fuori servizio.

LE TESTIMONIANZE- "Sono anni che uso la linea Torino- Milano. E' un vero calvario. Nella borsa porto sempre una maglietta usata da mettere sul sedile. Sono molto sporchi e ho paura di prendere qualche malattia" racconta Anna. Lei il treno lo prende tutte le mattine per andare a lavorare. "Spesso però mi capita di dover viaggiare in piedi".



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Come lei altre migliaia di persone. In tutta Italia. Da nord a sud. "Il problema è lo stesso in tutta ovunque" affermano dai comitati dei pendolari "Le carrozze devono essere cambiate. Una carrozza con due porte consecutive fuori uso è considerata non sicura e quindi dev'essere fermata".  



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I PENDOLARI- Ma i pendolari non si rassegnano. "Ci stiamo preparando a divulgare sui giornali stranieri le vergognose immagini che i pendolari italiani raccolgono ogni giorno sui treni ruggine e i treni-tradotte che li trasportano sul posto di lavoro, come si trasportano le merci - dice Davide Carbonari, portavoce del Comitato spontaneo -. Un rischio che corriamo ogni giorno, grazie a chi in questo Paese ha deciso ormai che le uniche risorse che sono disponibili si utilizzino per l'Alta Velocità e per il Ponte sullo Stretto».

 


 

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