Tramonta il mito dell'efficienza scandinava
Di Giuseppe Morello
I poveri norvegesi sono finiti nel pallone. Un paese abituato a vivere nella tranquillità ai limiti della noia che si ritrova frastornato e incapace di gestire un'emergenza alla quale non era pronto e che non avrebbe mai immaginato.
Basta guardare la fibrillazione delle forze di polizia a diversi giorni dalla strage, con allarmi attentati che si inseguono e poi si afflosciano. I nervi sono a fior di pelle, tanto che è bastata una valigia sospetta alla stazione centrale di Oslo per scatenare il panico: traffico bloccato, polizia e ambulanze mobilitate, per poi scoprire che nella valigia non c'era nulla di pericoloso.
Nel frattempo la polizia ha messo tutti in agitazione annunciando che stava cercando un altro folle che avrebbe emulato le gesta di Anders Breivik, ma poi tutto è stato ridimensionato.
Anche nell'immediatezza degli attentati la sicurezza norvegese si è fatta una bella dormita. Molti lamentano ritardi e disorganizzazione nei soccorsi, specie sull'isola di Utoya. Un uomo ha raccontato che al suo allarme preoccupato per sua figlia che era sull'isola, la polizia' con proverbiale rigidità nordica, gli ha risposto che doveva essere la figlia a chiamare direttamente la polizia. Per non dire dell'incertezza sul bilancio delle vittime, rimasto a lungo altalenante, e sull'autore degli attentati, in un primo momento attribuiti ad Al Qaeda senza alcun indizio che lo facesse pensare.
Cade il mito di un paese serio, organizzato ed efficiente, dal quale ci saremmo aspettati una reazione all'altezza della sua fama. O forse emerge una verità spiacevole, e cioè che è facile essere organizzati nella normalità di un paese ricco, tranquillo, isolato e poco popoloso.
La Norvegia è il paese con l'indice di sviluppo umano più alto al mondo e il secondo Pil procapite del pianeta. È il guaio di vivere in un paese che cerca di sembrare il paradiso in terra. Quando poi accade l'inferno si è del tutto impreparati e ci si brucia.



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