Torino/ Il clamore dello sterco. Ma la fame dei poveri non spaventa
La guerra continua. Se qualcuno pensava fosse un caso isolato, si sbagliava. Gli anarchici di Torino sono pronti ad altri gesti, più o meno eclatanti. Con un unico obiettivo: fare una campagna a favore dei Cie (Centri identificazione espulsione). O meglio: dichiarare una guerra al lusso, al capitalismo. Perché, assicurano, sono rimasti spiazzati dal clamore di uno dei simboli del benessere torinese, lo storico ristorante Del Cambio, dove mangiava l'avvocato Agnelli, dove va spesso Carlo de Benedetti e tutta la Torino Bene E sono rimasti ancora più spiazzati per il fatto che i giornali e la politica si preoccupino dello sterco su un tavolo di un ristorante, e non della fame dei poveri, degli immigrati. 
"Non fanno mai scalpore le cose che capitano nei Cie". Per esempio? La gente sta reclusa lì dentro per sei mesi: peggio che in una galera. Vivono in condizioni disumane. Sono soggetti a violenze". A parlare con La stampa è uno di loro. Si chiama Maria Matteo, che da sempre porta in giro la bandiera rosso e nera dell’Anarchia.
E' un fiume in piena. E accusa: "Nel cibo dei migranti rinchiusi nei Cie, la sera, vengono messi psicofarmaci... O meglio: le voci che ci arrivano raccontano di ragazzi che crollano addormentati come sassi subito dopo aver mangiato. Purtroppo non siamo mai riusciti a far analizzare quella roba, ma il sospetto, mi creda, è fortissimo". Ma con altrettanta certezza dice che il suo gruppo non c'entra con quella roba della "merda" al ristorante. C'entra invece con il volantinaggio ad Eataly. "Quello sì, è dell’Assemblea: i volantini sono firmati". E comunque "un po' di sterco è poca cosa rispetto al sangue dei tunisini che si sono feriti per protesta".
Ma il mondo degli anarchici che si mimetizzano nei luoghi di lavoro, leggono, studiano non finisce qui. Ci sono poi gli "insurrezionalisti". A Torino si ritrovano all’Alcova o al Rosalia, case occupate ora entrambe chiuse. Oggi è rimasto soltanto il centro di documentazione "Il porfido". Questi hanno una "struttura orizzontale", come dicono gli esperti dell’Antiterrorismo. Se rivendicano azioni usano una selva di sigle. Da "Fai-Cooperativa artigiana Fuoco e Affini" a "Fai-Brigata 20 luglio o XX luglio", e poi ancora C5 (Cellule contro il Capitale, il Carcere, i suoi Carcerieri e le sue Celle), o "Fai-solidarietà internazionale" "Fai-Rat". Un mondo chiuso.
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Insomma, ancora non si sa chi siano i sei giovani vestiti di nero e incappucciati che sabato sera hanno suonato il campanello, sono entrati, hanno riempito i pavimenti di sterco del ristorante più lussuoso di Torino e sono usciti. All'interno stavano cenando una ventina persone. La maggior parte di loro erano al primo. Due turisti si sono anche sporcati i vestiti in quanto gli anarchici hanno gettato gli escrementi con un secchio schizzando da ogni parte.
Gridando slogan come 'libertà per gli immigrati", hanno poi lanciato per aria volantini contro il Cie di corso Brunelleschi a Torino e sono scappati facendo perdere le loro tracce, anche se alcuni camerieri hanno cercato, invano, di inseguirli e bloccarli. Sulla vicenda indaga la Digos che sta cercando tracce dei sei ragazzi, comunque con il viso coperto, nelle riprese delle telecamere situate sulla piazza. Sono mesi che gli anarchici torinesi agiscono contro il Cie: con scritte sui muri, uova marce lanciate al suo interno, volantinaggi e cortei.



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