Omicidio in strada a Torino. Sordomuto uccide l'amico a colpi di martello
Ha ucciso l’amico a martellate, infine gli ha sbattuto la testa, con violenza bestiale, contro l’angolo di un muro. È accaduto ieri poco dopo le 22 in via Garibaldi 57, in un alloggio al primo piano, sotto i portici, a un passo da piazza Statuto. La vittima è Michelangelo Nicotra, 42 anni, residente in via Piffetti, zona corso Francia. L’assassino - sordomuto - è Ettore Brachetto, 42, catturato dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia San Carlo, coordinati dal maggiore Giuseppe Carubia.
C’è un testimone, un fotografo free lance che ha sentito le urla e ha dato l’allarme. I carabinieri sono arrivati in pochi istanti, hanno sfondato la porta e si sono trovati di fronte a una scena allucinante. Nicotra era a terra, con il cranio sfondato; accanto un martello insanguinato e altri attrezzi, usati per colpire la vittima. Sangue dappertutto, mobili distrutti. Unanimi le testimonianze dei vicini di casa: "Abbiamo sentito rumori fortissimi, poi urla disperate. I due stavano litigando di nuovo, negli ultimi tempi era accaduto più volte, ma non era mai accaduto niente di grave". Marco Dreosti ha cercato persino di soccorrere la vittima che dava ancora deboli segni di vita. È intervenuta un’auto medica del 118 ma, quando sono arrivati i medici e i rianimatori, Nicotra era appena spirato. Ettore Brachetto s’è lasciato ammanettare, senza tentare alcuna resistenza, ed è stato trasferito in carcere. Sporco di sangue, i vestiti laceri, visibilmente sotto choc.
Le prime indagini sembrerebbero indicare nella gelosia nata tra due omosessuali che si frequentavano da molti anni il movente di un delitto atroce, eseguito con una particolare ferocia, che non ha lasciato scampo a Nicotra. «Speravamo che fosse ancora vivo, a un certo punto non si sentiva più niente, invece...».
I carabinieri stanno cercando di ricostruire le ultime ore che hanno preceduto il delitto. La casa è stata posta sotto sequestro, mentre la Scientifica dell’Arma ancora a tarda notte stava cercando di ricostruire l’esatta dinamica di un omicidio che, forse, poteva essere evitato. Nicotra aveva confidato ad alcuni amici, già individuati dagli investigatori, che negli ultimi tempi l’amico era «sempre più violento e insofferente». Tra l’altro, sempre secondo i testimoni, Brachetto lo aveva aiutato, anche finanziariamente. «Ti fai vedere sempre più di rado e mi devi anche dei soldi». Così lo aveva rimproverato, mentre tra i due, con il trascorrere dei giorni, saliva la tensione. In attesa dell’arrivo della polizia mortuaria, gli amici di Nicotra, sotto choc, spiegano che «se lo aspettavano, gli era stato detto più volte di lasciarlo perdere, lui sembrava convinto ma poi tornava sempre lì».
L’appartamento dell’assassino è nell’ammezzato, all’altezza della finestra della stanza del delitto, all’esterno, c’è un’asta con una bandiera. Le finestre sono socchiuse, le luci accese. Il medico legale è entrato nella casa ed è uscito pochi minuti dopo. Nessun dubbio sulle cause della morte, Nicotra è morto per lo sfondamento del cranio. Restano da accertare, con l’autopsia prevista già per domani, altri dettagli, il numero delle ferite inferte con il martello e altri attrezzi, trovati insanguinati e vicino al cadavere.



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