Le testimonianze da Tokyo: tutto tremava. Sembrava di essere su una barca
Tam tam di messaggi su Facebook e Twitter dopo il violento terremoto che ha scosso il Giappone. I telefoni sono in tilt, tutti i mezzi di comunicazione fuori uso. Regge solo internet La terra ha vibrato talmente tanto che "sembrava di stare su una nave in mare aperto": lo ha detto Mauro Politi, ricercatore post dottorale presso l’International Christian University di Mitaka, periferia di Tokyo, raggiunto al telefono.
LA TESTIMONIANZA 1 - "Qui a Tokyo la scossa è stata spaventosa sia in intensità che durata - spiega il ricercatore, che vive da un anno in Giappone - ma anche la sensazione è stata diversa dal solito. Vivendo qui per un lungo periodo si fa l’abitudine a scosse frequenti e importanti; ma se normalmente tutto attorno vibra, oggi sembrava di stare su una nave in mare aperto. Credo che la scossa principale sia durata ben più di un minuto, attorno alle 14.45 ora locale, e le scosse minori stanno continuando ininterrotte e nitide". Intanto, la popolazione reagisce compatta alle conseguenze del terremoto: "La gente è organizzata - continua Mauro - ho visto molti uscire dalle case con caschetto e valigetta. La tv continua a far vedere pochi video di danni che, data l’entità dell’evento, oserei dire minori: "calcinacci" crollati, prodotti nei supermercati che caduti dalle mensole e una raffineria in fiamme. Le immagini più impressionanti sono però quelle dello Tsunami arrivato in una delle province a nord di Tokyo. A pochissimi minuti dalla scossa principale però ogni canale televisivo presentava una chiara allerta per le zone costiere interessate". Al momento, conclude il ricercatore, "la conseguenza del terremoto più evidente qui a Tokyo è una paralisi quasi completa delle linee ferroviarie e metropolitane, il che significa totale incapacità di movimento per gran parte della popolazione".
LA TESTIMONIANZA 2 - "Erano le 14.50 quando abbiamo sentito la prima scossa. Ero con un collega al quinto piano di un edificio nel quartiere centrale "Ginza" presso l'ufficio di un cliente. All'inizio non ci siamo allarmati; tutti abbiamo pensato "uno dei soliti terremoti" che in Giappone sono all'ordine del giorno. Ma alla prima scossa se ne sono succedute altre di intensita' sempre maggiore. Dopo qualche minuto, qualcuno ha fatto irruzione nella stanza dove fino a poco prima era in corso una tranquilla riunione e ci ha gridato di ripararci sotto il tavolo". Inizia cosi' il racconto ad AgiChina24 di Haruko Irakashi, una professionista di 35 anni residente a Tokyo che gestisce un'agenzia turistica con servizi rivolti a una clientela italiana.
"Siamo rimasti accovacciati sotto le scrivanie al riparo per circa 10 minuti - tanto sono durate le prime scosse. In quel momento ancora nessuno di noi aveva idea di cosa stesse succedendo. Solo con il passare delle ore abbiamo gradualmente capito la gravita' della situazione: le scosse si sono succedute a un ritmo infernale per circa due-tre ore, e solo alle 18.30 la terra ha avuto un po' di pace. Il nostro cliente che opera sempre nel settore del turismo ci ha consegnato degli zaini con il kit per l'emergenza terremoto, contenente radio portatili, bottiglie d'acqua, elmetti, lampadine tascabili. Alle 16.30 abbiamo evacuato l'edificio usando le scale interne e l'uscita di sicurezza, evitando di usare gli ascensori che nel frattempo avevano smesso di funzionare. Appena usciti in strada ci siamo messi alla ricerca di una caffetteria dove ripararci, ma i bar stavano chiudendo uno ad uno" Le strade sono molte affollate ma non si registrano scene di panico nonostante la fiumana di gente che si e' riversata lungo le arterie della capitale del Sol Levante, secondo la testimonianza di Haruko ad AgiChina24.
"I terremoti sono molto comuni nel nostro paese, sappiamo esattamente come comportarci in caso di sisma, ma di sicuro sull'iniziale e apparente sangue freddo dei residenti ha influito molto l'inconsapevolezza rispetto alla gravita' della situazione, che e' emersa in tutto il suo dramma solo nelle ore successive". "Abbiamo cercato subito di metterci in contatto con le famiglie e gli amici ma i cellulari erano irraggiungibili", la voce di Haruko si incrina in una nota di apprensione, "e allora anche noi ci siamo messi in fila ai telefoni pubblici che sono stati presi d'assedio da decine e decine di persone. Il mio collega era molto preoccupato per la sua famiglia che vive nella Regione Tohoku, vale a dire l'epicentro del sisma. Abbiamo provato in tutti i modi di metterci in contatto telefonicamente con loro, ma ogni tentativo e' stato vano. Ancora adesso non sappiamo che fine abbiano fatto. Dopo un lungo girovagare, alla fine siamo riusciti a infilarci in una caffetteria stipata di gente alla ricerca come noi di un riparo. E finalmente abbiamo potuto ascoltare la radio e apprendere l'entita' del disastro". Haruko racconta che la prima voce che e' stata trasmessa dall'emittente radiofonica e' stata quella del primo ministro Naoto Kan.
"L'intervento del primo ministro Kan ci ha rassicurato e ci ha dato la forza per affrontare queste ore drammatiche soprattutto per le regioni colpite dallo tsunami". Pur cercando di mantenere la calma, inutile negare l'angoscia di Haruko al pensiero dei morti il cui numero e' molto probabilmente destinato a salire. "A Sendai - la localita' che e' stata piu' duramente colpita dall'onda anomala - abitano alcuni miei carissimi amici. A causa dell'interruzione delle linee telefoniche, non mi e' stato possibile mettermi in contatto con loro. Solo verso le 17 ho ricevuto un sms da uno di questi miei amici: 'Ho paura, ma sono vivo'". Poche, lapidarie, parole. E poi di nuovo il buio piu' totale. Haruko non ha saputo piu' niente dei suoi amici. "Mentre ero nella caffetteria, sono riuscita a sentire i miei colleghi rimasti intrappolati in ufficio che, nonostante la comunicazione precaria, sono riusciti a raccontarmi l'inferno dell'edificio gravemente danneggiato e i numerosi feriti. Per fortuna al primo piano - dove si trova il mio ufficio - non si sono registrati danni" orte incerta per i turisti arrivati a Tokyo nel giorno piu' sfortunato per il Sol Levante. "Nel bar abbiamo conosciuto alcuni turisti appena giunti a Tokyo che non sapevano dove avrebbero trascorso la notte: gli alberghi erano tutti pieni ed era impossibile spostarsi a causa del blocco dei mezzi pubblici e della difficolta' di trovare dei taxi". Dopo diverse ore sospesi nel limbo di una involontaria inazione, Haruko decide di affrontare di nuovo la strada per aprirsi un varco verso casa.
"Verso le 20.30 il mio collega ed io abbiamo deciso di tentare la fuga. I 20 chilometri a piedi che ci separavano dalle nostre abitazioni ci sono stati risparmiati grazie ad alcuni autobus di linea. L'attesa per la prima corsa e' stata interminabile e alla fermata c'era una fila di almeno 100 metri. Alla fine abbiamo rinunciato all'autobus e ci siamo messi in cammino verso la stazione ferroviaria "Yurakucho" dove accanto si trova una centrale di polizia, detta 'Koban'. Le forze dell'ordine ci hanno avvisati che una linea delle metropolitana - 'Ginza Line' - stava finalmente riaprendo, e cosi' abbiamo raggiunto la stazione di 'Shibuya' dove, nonostante l'affollamento claustrofobico, siamo riusciti a prendere un autobus. L'ultimo, verso casa". Mentre Haruko racconta ad AgiChina24 la sua giornata niente affatto ordinaria finalmente seduta sul divano di casa sua, la terra non ha smesso di tremare, e ogni scossa di assestamento si accompagna al tremolio della sua voce. Haruko spiega la preoccupazione ma anche i nervi saldi che la gente in giro per la citta' ha dimostrato di avere. "I poliziotti hanno fatto un buon lavoro. Senza di loro le lunghe code ai telefoni pubblici e alla fermate dell'autobus si sarebbero facilmente trasformati in ressa e ci sarebbero stati molti feriti. Invece se i residenti non si sono lasciati cogliere dal panico, questo e' stato grazie soprattutto all'efficiente gestione dell'emergenza da parte della forze dell'ordine".



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