Testamento biologico: un diritto da rispettare

Lunedì, 17 gennaio 2011 - 08:00:00

Di Renato Palma

Un signore entra al ristorante, si accomoda al tavolo che gli è stato riservato. Ordina varie pietanze, le sceglie con cura. Mangia con gusto ogni portata. Si complimenta per l’ottimo primo. Con lentezza misurata, sorseggiando un buon vino, mangia il secondo con molto appetito. E’ in piena forma, la serata scorre gradevole. Ogni tanto si accende qualche piccola discussione con gli amici. Quando il cameriere si appresta a servirgli il dolce, il signore gli chiede, cortesemente, di parlare con il proprietario.

Il cameriere domanda se tutto va bene e viene rassicurato da un ampio sorriso. Il proprietario si avvicina al tavolo. Il signore gli comunica, con voce ferma e garbata, che se, malauguratamente, dovesse perdere coscienza nel corso della cena, non vuole che gli sia somministrato, contro la sua volontà, il classico amaro. Il proprietario protesta, scherzando, che l’amaro, di loro produzione, è talmente buono che resuscita i morti. Il signore sorride, ma è irremovibile. Sicuro che la sua volontà verrà rispettata, si dedica al dolce e infine assaggia la frutta. Arrivato all’amaro, che gli viene egualmente offerto dall’ignaro cameriere, decide di rifiutarlo. Il cameriere insiste, con garbo, ma alla fine rispetta il desiderio del suo ospite. Il signore si alza contento, paga il conto e se ne va.

Il diritto all’autodeterminazione vale solo al ristorante o può valere anche per le scelte ultime? Un signore fiorentino ha ottenuto dal giudice la conferma del suo diritto di scegliere se e come vuol essere curato. Questa, in realtà, è già una prassi consolidata. Sono i medici stessi che gli chiedono di firmare (o non firmare) un consenso informato, senza il quale non possono assisterlo. Il signore ha affermato che non vuole essere considerato terra di nessuno, nel caso di una perdita di coscienza che richieda cure a lui non gradite.

Che tipo di convivenza hanno in mente i nostri politici se fa tanto scalpore, e suscita persino risposte fuori dalle righe, la decisione di un giudice che impone l’ovvio, cioè che una persona, che affida le sua ultime volontà a qualcuno incaricato di farle rispettare, può stare tranquillo che non sarà costretto, solo perché non è in grado di difendersi da solo, a subire interventi che non vuole? Non bastava un accordo tra persone che si rispettano?

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