Terremoto/ Vita da sfollati: "Senza intimità "
“Il momento che preferisco è la sera. La tendopoli verso le 23 si spegne, le persone sono quasi tutte ‘in branda’, i volontari si attardano davanti al distributore del caffè, le file davanti alle docce sono finite. A quel punto io e Alfonso usciamo dalla tenda e, con la scusa della passeggiata per i bisogni di Iris, abbiamo un po' di tempo per parlare con tranquillità e ritrovare una dimensione di coppia. Spesso ci accompagna anche Matteo e allora riprendiamo la nostra veste di famiglia. Per il resto del tempo siamo 3/8 della tenda 33”.
Paola “soffre” la mancanza di intimità: non tanto per sé, quanto per la sua famiglia che ha perso, con il sisma del 6 aprile, il piacere di ritrovarsi a tavola e di raccontarsi la giornata, prendere decisioni, scambiare quattro chiacchiere o commentare le notizie del Tg.
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Il reportage di Daniele Mosconi per Affaritaliani.it
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“Quando ho sposato Alfonso – riflette – ho sposato tutta la sua famiglia, per 31 anni abbiamo vissuto con i suoceri, speso energie per far quadrare il cerchio fra lavoro, figlio, casa e nonni. Ora che dopo la loro morte avremmo potuto trovare una nuova intimità familiare e scoprire la vera autonomia, viviamo con una famiglia allargata a dismisura e ci confrontiamo di nuovo con persone non più giovani, con le loro esigenze e di nuovo – riflette Paola – abbiamo preso, mio marito e io, a scambiarci occhiate che significano interi discorsi e a restare svegli fino a tardi”.
Di sicuro “è davvero dura convivere con altre persone che, per quanto discrete e gentili, sono comunque estranee: gestire gli spazi, assecondare gli umori, mantenere un equilibrio generale, impedire che un'incomprensione diventi una lotta, evitare che si creino gruppi e faide”.



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