Terremoto/ "Cento gradini con mia suocera in spalla per salvarci". Il reportage
La notte è passata, ma in fondo non è mai finita: dalle 3.32 del giorno precedente. È mattino e molti sfollati de L'Aquila sono raccolti presso la Piazza d'Armi, il più grande dei cinque centri di raccolta indicati dalle autorità. Gli altri dovrebbero essere Caserma Rossi, Stadio Fattori, Stadio Acquasanta e Campi Sportivi Centi Coltella. È strano ma, sono le 11.40 del mattino, e se ci si affaccia sulle scalinate dello Stadio Fattori aspettandosi tende blu e tute gialle o rosse, si vede solo lo sfacciato verde del prato vuoto. A Piazza d'Armi, invece, è un brulicare di gente, di bottigliette di plastica semivuote, di coperte e volti segnati. E di uomini e donne al lavoro per cercare di portare normalità là dove normalità non vuol dire più nulla. Una signora con gli occhiali fuma nervosamente una sigaretta: "Non abbiamo più niente, anche questa", dice indicando la sigaretta fumante tra le dita, "l'ho dovuta chiedere. Non ne possiamo più. Non ne possiamo più da tre mesi". Patrizia è nata nel 1951. Non riesce a dire la sua età, riesce solo a dire l'anno in cui è nata. La sua rabbia è fatta di lacrime. Racconta che subito dopo la scossa si è caricata la suocera con il femore rotto e la bombola d'ossigeno. Dal 5 piano. Sono 100 scalini. "Non so come l'ho portata giù, forse è stata la Madonna ad aiutarmi". Parla della mancata assistenza, delle coperte, del cibo e dell'acqua che alla sua famiglia non sono mai arrivati. E delle tende. Che dovevano essere messe prima, durante quei tre mesi che hanno preceduto la scossa, non ora.

Le foto della tragedia di Benedetta Fallucchi
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Vicino a Patrizia c'è Roberto, 62 anni, insieme alla moglie Luciana, 60 anni. Anche loro parlano degli anziani. I genitori di Roberto sono nella tenda verde della Croce Rossa, il suo anziano padre è sporco e ha bisogno di cure. Roberto è un uomo pacato, si vede che vuol mantenersi lucido. Dice che a loro non sono state date informazioni, i soccorsi se li sono dovuti cercare da soli, ieri notte non sapevano dove andare, gli dicevano di andare allo stadio, ma allo stadio non c'era nulla, e alla fine hanno dormito in macchina. "Quello che si vede in televisione è tutto falso, parlavano di 200 tende e guardi qui. La verità è che in questo paese le cose non cambiano mai".



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