Taranto, sciopero della fame per i precari dell'Ilva. Arriva la Marcegaglia

Martedì, 23 novembre 2010 - 18:00:00



Sono al sesto giorno di sciopero della fama, e per alcuni sono i iniziati i primi malori. A Taranto circa ex dipendenti dell'Ilva non mangiano da giovedì scorso. La protesta riguarda alcune persone con contratto di somministrazione e poi licenziati, che sei giorni presidiano il ponte sulla Statale Appia che porta ai cancelli della direzione centrale dello stabilimento siderurgico.

La protesta - hanno scritto in una nota - "prosegue a nome dei circa 750 lavoratori messi fuori dall'azienda del Gruppo Riva". "Chiediamo risposte vere - dicono - mentre le speranze di un loro ritorno in fabbrica vengono vanificate dal niente posto dall'azienda che pure registra un sottodimensionamento del proprio personale". "Non andremo via di qui finché non le otterremo quelle risposte", dice Nico Leggieri, portavoce del Comitato spontaneo nato proprio dalla coesione degli ex somministrati.

Un giorno di attesa, quello di oggi, per i lavoratori che sperano nell'arrivo di Emma Marcegaglia, a Taranto in occasione della presentazione del Rapporto ambiente e sicurezza 2010 dell'Ilva. Il leader degli industriali torna in una regione dove il gruppo di cui è amministratore delegato insieme al fratello Antonio (il padre, Steno, è invece presidente e fondatore) ha interessi nell’energia, nel trattamento dei rifiuti per ricavarne sempre energia e nel turismo. Alla presentazione dei risultati anche il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola. Per l’occasione, sulla palazzina della direzione Ilva, è apparso un maxischermo che illustra gli ottimi risultati dell’impianto fotovoltaico.

Mogli e figli dei "precari" Ilva, si dicono molto preoccupati per lo stato di salute di mariti e padri in sciopero della fame, ma sperano dell'incontro e nel presidente Vendola. Alle 10 il governatore salità sul ponte per parlare con i lavoratori, poi scenderà per trattare con i Riva, poi risalirà per conferire dei risultati ottenuti. Per le mansioni svolte sino ad aprile scorso dai 650 "somministrati", l’Ilva ha continuato ad assumere a tempo determinato altri lavoratori, perché il personale serve, ma non "serve" stabilizzato con un contratto vero. Serve precario.

 


 

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