Taranto/ Mobbing alla Lumsa. Il gip chiede processo per il vescovo Benigno Papa

Giovedì, 22 ottobre 2009 - 12:50:00

Vescovo
Nella foto a sinistra la sede romana della Lumsa,
a destra il arcivescovo Eugenio Papa
Hanno perseguitato, provocando lesioni colpose consistenti in disturbi da panico e da sindrome post-traumatica da stress nonché in depressione grave e incapacità temporanea a relazionarsi con gli altri per un tempo superiore a 40 giorni ad una impiegata. Processo in vista per l’arcivescovo Benigno Luigi Papa, presidente onorario dell’Edas-Lumsa (Libera Università Maria Santissima Assunta) e monsignor Nicola Di Comite, ex vicario della Diocesi, ma anche presidente del consiglio di amministrazione e responsabile del personale.

Il gip Martino Rosati ha ordinato l’imputazione coatta nei loro confronti (si ipotizzano, in relazione a comportamenti omissivi, i reati di maltrattamenti e lesioni colpose gravi), respingendo la richiesta di archiviazione per un presunto caso di mobbing denunciato da C.M., ex segretaria dell’Edas, istituto che rilascia titoli equipollenti al valore dei corrispondenti titoli delle Università dello Stato.

Un anno fa furono rinviati a giudizio i presunti autori dei maltrattamenti: l’ex direttore dell’Edas-Lumsa, don Antonio Panico, e l’impiegata Marinella Sibilla. I due imputati, difesi dall’avv. Egidio Albanese, avrebbero sottoposto a umiliazioni e vessazioni per 7 anni, dal 1999 al 2005, l’ex segretaria dell’Edas Lumsa.

Non valutando le conseguenze del presunto atteggiamento persecutorio, sempre secondo l’accusa, i due imputati avrebbero provocato alla impiegata lesioni colpose Il pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione per l’arcivescovo Benigno Papa e per l’ex vicario Di Comite, ma l’ex segretaria dell’Edas ha presentato opposizione tramite i suoi legali.

In una nota la Cisl manifesta solidarietà convinta a mons. Benigno Luigi Papa e al contempo «conferma la propria fiducia nell’operato della magistratura esprimendo, tuttavia, l’auspicio che in tempi brevi essa chiarisca l’assoluta estraneità dell’arcivescovo di Taranto ai fatti contestatigli».

IL CASO- Ad aprire il caso giudiziario era stata la denuncia presentata da Cosima Matichecchia, dipendente della Libera Università Lumsa. Sull’alto prelato si era addensata nel corso delle indagini l’ipotesi di una condotta omissiva nella vicenda lamentata dalla donna. La dipendente si era rivolta ai giudici raccontando maltrattamenti sul posto di lavoro. Per questo il magistrato aveva inquadrato le posizioni di quattro persone. Tra questi anche il vescovo tirato in ballo sostanzialmente per non essere intervenuto sottovalutando il caso, macchiandosi anche lui, secondo l’accusa, di mobbing

 

 

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