Tarantini, la pm rivuole le intercettazioni

Il primo processo a "Gianpi" si può salvare. La pm Lidia Giorgio, che ha ereditato il fascicolo da Giuseppe Scelsi (ora trasferitosi alla Procura generale di Taranto), vuole recuperare le oltre unidicimila intercettazioni della prima inchiesta su Gianpaolo Tarantini. Si tratta dell'indagine più vecchia a carico di Tarantini, salito agli onori, o agli oneri, della cronaca, per la vicenda legata alle escort che avrebbe fornito a Silvio Berlusconi.
Lo scorso 28 marzo 11mila intercettazioni della prima inchiesta su Gianpi furono dichiarate inutilizzabili dal Tribunale di Bari. Ora quelle stesse 120mila conversazioni, fondamentale prova per l'accusa, potrebbero essere riammesse e salvare il processo. Ieri mattina, infatti, la pm Lidia Giorgio, durante l'udienza, ha chiesto ai giudici di annullare l'ordinanza e dichiararle utilizzabili. E ha allegato sei documenti sulla giurisprudenza in materia che dimostrerebbero come quelle registrazioni siano state ascoltate in una sala supplementare degli uffici della Procura, quella della polizia giudiziaria. L'esclusione di quelle intercettazioni aveva di fatto quasi azzerato le prove a carico degli imputati, ma adesso la situazione potrebbe continuamente ribaltarsi.
Le telefonate in questione proverebbero, secondo l'accusa, i coca-party nella villa di Giovinazzo di Gianpaolo Tarantini, tra il luglio 2002 e il febbraio 2003, e tutti i collegamenti fra l'imprenditore e Tato Greco. I fratelli Tarantini e il politico, secondo la Procura, tra il 2001 e il 2004 avrebbero costituito un'associazione per delinquere che influenzava i vertici delle aziende ospedaliere pugliesi nell'acquisto dei prodotti sanitari commercializzati dalle società dei due imprenditori. Nel processo sono imputati anche gli allora primari di ortopedia degli ospedali di Putignano (Raffaele Bancale), Monopoli (Paolo Dell'Aera) e San Severo (Rossano Cornacchia), accusati a vario titolo di associazione per delinquere, corruzione e falso. Una fetta dell'inchiesta che è stata stralciata dalla seconda inchiesta sulla sanità pugliese, nella quale è implicato anche l'ex vicepresidente della Regione Puglia Sandro Frisullo.
A mandare in fumo ore e ore di colloqui ascoltati era stato un cavillo tecnico: in sostanza, nei decreti autorizzativi dell'attività d'intercettazione, non fu specificato dal pm, con ulteriore richiesta ad hoc, che la polizia giudiziaria avrebbe potuto utilizzare anche impianti non di proprietà della Procura, in caso di indisponibilità di quest'ultimi. Secondo la pm Giorgio, però, le intercettazioni vennero effettuate comunque negli uffici della Procura sotto il controllo del pubblico ministero. Il Tribunale deciderà nell'udienza del prossimo 27 febbraio.



Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.






































