Giappone, il sushi si può mangiare? L'Europa chiede i controlli. Ma per ora è sicuro
Il fantasma dell'incubo nucleare dal Giappone arriva fino sulle tavole dei ristoranti giapponesi di casa nostra. Sushi sì o sushi no? Le centrali nucleari esplodono dopo i terremoti e lo tsunami che hanno devastato il Giappone preoccupano l'Europa. Ma per ora né in Italia né in altri paesi, ci sarà il blocco totale delle importazioni. 
La Commissione europea ha però allertato gli Stati membri perché controllino il livello di radioattività nei prodotti alimentari provenienti dal Giappone, ma ricorda che le importazioni dal Paese colpito dalla catastrofe nucleare sono "minime". Ci saranno dei controllli a campione su pesce, soia a altri prodotti giapponesi. "Abbiamo mandato alle autorità nazionali competenti una e-mail tramite il sistema comunitario di allerta rapido - ha detto Frederic Vincent, portavoce del commissario europeo alla Salute ed alla protezione dei consumatori, John Dalli - raccomandando di fare analisi sul livello di radioattività dei prodotti alimentari importati dopo il 15 marzo". Le importazioni dal Giappone, ha tuttavia precisato Vincent, sono "minime": nel 2010 l'Ue ha acquistato prodotti agroalimentari, in particolare frutta e verdura e prodotti ittici, per un valore di 65 milioni di euro. Il paese che riscontrerà valori di radioattività superiori al normale dovrà immediatamente avvisare Bruxelles.
L'Italia importa dal Giappone 13 milioni di prodotti alimentari all'anno (il totale europeo è di 65 milioni), la maggior parte dei quali conservati (carne e pesce) o tutto sommato superflui (tè, semi di sesamo, piante e semi di fiori decorativi, alghe, spezie, cibo per animali). Negozi e ristoranti giapponesi utilizzano pesce locale. La percentuale delle importazioni di cibo italiane dal Giappone rispetto al resto del mondo non arriva allo 0,1%.
IL MINISTRO: PER ORA NESSUN PERICOLO - Gli amanti di huramaki e gunkan, dunque, per ora possono stare tranquilli e continuarlo a mangiare. Anche Fazio invita gli italiani a stare sereni: "Le misure restrittive sono relative a prodotti di origine animale in particolare il pesce pescato, come crostacei congelati, preparati, farine e caviale, e a prodotti di origine vegetale come ad esempio salsa di soia, tè verde, e alghe". Prodotti, ha comunque rassicurato il ministro, che "rappresentano una quota bassa delle importazioni perchè sono sotto, sia per il pesce sia per gli alimenti di origine vegetale, lo 0,1% dell'importazione di categoria. In sostanza si tratta di una quota non rilevante". I controlli, come fissato dal decreto, scatteranno sugli alimenti "di origine animale e non" prodotti e confezionati dopo l'11 marzo.
MARTINI, PRIMI CONTROLLI,PESCE BLOCCATO A MALPENSA
Sono stati già avviati i controlli nei porti e aeroporti italiani sui prodotti di origine animale e vegetale in arrivo dal Giappone: lo ha annunciato il sottosegretario alla Salute Francesca Martina aggiungendo che ieri all'aeroporto di Malpensa è stato bloccato un primo carico di pesce, in particolare ricciole, in base alla nuove disposizioni del decreto ministeriale. Il pesce sarà controllato e solo se risulterà senza contaminazione radioattiva sarà rilasciato per la vendita. «Non esistono motivi di particolare allarme - ha detto Martini - ma, anche vista la richiesta dell'Unione Europea di controlli su questi prodotti, noi teniamo alta la guardia». Il sottosegretario ha ricordato che si tratta di una piccolissima quantità di prodotti che arrivano nel nostro paese, il 0,03 dell'import agroalimentare totale nazionale, anche perchè i ristoranti giapponesi in Italia si approvvigionano di pesce sul posto. «Vista la qualità e la quantità di prodotti alimentari presenti in Italia - ha anche affermato Martini - non vedo la necessità di utilizzare in questa situazione cibo giapponese». I controlli avvengono attraverso i porti di ispezione frontaliera (Pif) e gli Uffici di Sanità Marittima Aerea e di Frontiera.
IL DECRETO PER I CONTROLLI - I campioni, prevede il provvedimento firmato dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini, saranno inviati ai laboratori dell'istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata (la cui sede centrale è a Foggia) e dell'istituto Zooprofilattico sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana (con sede a Roma). La cucina giapponese però, ha assicurato Fazio, è sicura: "Si basa su pesce fresco e dunque non può essere sottoposta a limitazioni". Per la Coldiretti il blocco dell'import di cibo giapponese varrebbe 13 milioni di euro: l'ammontare dei prodotti agroalimentari arrivati nel 2010; che incide appena, aggiunge l'associazione, lo 0,03% del comparto. Va detto, però, che quello dei prodotti alimentari è un settore d'importazione in crescita: sempre nel 2010 ha registrato un incremento del 28,2% rispetto all'anno precedente (6.504.000 euro). Auto, rimorchi e semirimorchi importati sono diminuiti invece del 10,6%; restano la fetta più grande nelle importazioni, (983.012.000 euro).
I RISTORATORI - Mantengono la calma i ristoratori, che al momento, a Roma e a Napoli, rispondono di non aver rilevato alcun allarme fra i clienti. "Tutto come prima - risponde Laura Ferrari, responsabile di Zen, nella capitale - nessuna flessione in questi giorni. Il pesce che usiamo è locale, per il resto ci riforniamo da una azienda di Milano, che certamente seguirà le regole e le misure restrittive, se ce ne saranno". "Solo i prodotti di nicchia come il te verde, i prodotti in polvere provengono dal Giappone - spiega Massimiliano Neri, proprietario di Kukai, a Napoli - E le alghe - aggiunge -, ma ormai le sanno lavorare anche in Cina".



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