Svizzera, è giallo sulla suora suicida. I parenti: non l'avrebbe mai fatto

Giovedì, 2 febbraio 2012 - 09:15:00
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E' all'ospedale di Losanna e non rientrerà prima di lunedì in Italia la salma di Marisa Baù, suora laica di Asiago trovata impiccata  lunedì sera ad una trave metallica di un capannone agricolo  in Svizzera.

L'autopsia è stata compiuta mercoledì pomeriggio e non martedì come si pensava inizialmente. I parenti della donna sono sgomenti e increduli di fronte alla tragedia. I due fratelli e i tre nipoti di Marisa che si trovano sul posto non hanno potuto ancora vedere il suo corpo. "Non lo avrebbe mai fatto, era contro il suo credo, la religione", commenta la nipote Silvia con il Corriere del Veneto. "Ma non si sa mai la mente umana dove arriva". E i fratelli della donna assolutamente non vogliono crederci. Dopo l'autopsia sarà la volta di altri esami e solo allora verrà dato il nullaosta per il rientro. Non è stata ancora fissata la data dei funerali che saranno celebrati nella chiesa della frazione Sasso.Secondo la polizia svizzera quello di Marisa è stato un gesto estremo,  ma la procura elvetica chiarirà l'accaduto per escludere definitivamente il coinvolgimento di altre persone.

 

"Marisa ci ha lasciato". Il cordoglio del Movimento dei Focolari

In questi momenti di dolore e sgomento, vogliamo assicurare la nostra sentita vicinanza ai familiari e a quanti hanno sperimentato in questi anni l’amicizia di Marisa e la calda accoglienza da lei sempre riservata a tutti.

Marisa Baù, nata il 12 maggio 1963 ad Asiago (Vicenza/Italia), penultima di otto fratelli, era rimasta orfana della madre all’età di 15 anni e si era prodigata nel prendersi cura dei fratelli rimasti a casa. Operosa e creativa, dopo due anni di lavoro in fabbrica, ha avviato, assieme a due ex colleghe, un piccolo laboratorio di confezioni.

Ha conosciuto la spiritualità del Movimento dei focolari nel 1980, aderendovi con prontezza e generosità. Avvertita la vocazione a consacrarsi a Dio come focolarina, ha lasciato la sua famiglia nel ’91 per andare prima nel focolare di Padova, dove ha concluso gli studi di ragioneria, e, nel ‘92, presso la cittadella internazionale di Loppiano (Firenze/Italia), mantenendo sempre uno stretto legame con tutti i familiari.

Dopo il periodo di formazione Marisa è andata al Centro di Montet (Broye), in Svizzera, dove ha lavorato nell’atelier di confezioni per bambini, di cui era dal ‘94 responsabile del settore di produzione. Nel 1998, per le sue doti umane e spirituali, ha assunto un incarico come formatrice del Centro.

Di personalità creativa e tenace, Marisa è stata stimata da tutti per la qualità dei suoi rapporti, il suo senso di responsabilità e il suo altruismo.

Marisa in questi anni ha conosciuto e voluto bene a tantissime persone, lo dimostra la pioggia di messaggi arrivati da tutto il mondo sulle reti sociali: “Se n’è andata anche lei che ha dato tanto agli altri e continuerà a dare da Lassù!”; “Tantissima tristezza… solo resta pregare per lei, sua famiglia e tutti di Montet… ho conosciuto Marisa, e rimane in me il suo sorriso!”; “Marisa è molto speciale per me. Fa parte della mia storia!

La mamma di una focolarina scrive: “Ho seguito con trepidazione tutta la vicenda immedesimandomi nella famiglia di Marisa…Non mancherò di pregare per lei e per tutte le focolarine del mondo”. E una persona che ha lavorato con lei: “Sono con voi in questo dolore, prego specialmente per la famiglia, vi sono accanto. Io ho lavorato tre anni accanto a lei a Montet e ringrazio Dio per ogni minuto passato insieme”.

Noi vogliamo ricordarla come «una persona meravigliosa – sono le parole di Marithé Vuigner, co-responsabile del Centro di Montet –, sempre pronta ad accogliere gli altri. Una persona su cui poter contare sempre, gradevole e fine. Molto legata alla sua bellissima e numerosa famiglia».

 

 

IL CASO - "Vado a fare una passeggiata". Sono queste le ultime parole con le quali Marisa Baù ha salutato le sue consorelle. Diceva che aveva il mal di testa e che voleva prendere una boccata d'aria. In realtà era andata alla ricerca di un posto dove farla finita. Marisa era scomparsa lo scorso 20 dicembre dal Centro dei Focolari di Montet. E' stata trovata morta lunedì sera in un capannone agricolo a pochi chilometri da dove lavorava. Impiccata, come ha riportato il console italiano a Ginevra.

La religiosa risiedeva a Montet, piccola realtà rurale nel cantone svizzero francofono di Friburgo, da quindici anni. Della storia della donna, 48 anni, si era occupata anche la trasmissione "Chi l'ha visto?": Marisa è stata ritrovata senza vita fra Cugy e Bussy, vicino alla fermata del tram dove era stata vista l'ultima volta. Il corpo era in avanzato stato di decomposizione ed è stato riconosciuto dall'abbigliamento e dalle chiavi della stanza. Al momento non è stato ritrovato nessun messaggio da parte sua.

Le condizioni del cadavere fanno pensare che la donna si sia tolta la vita il giorno in cui è rientrata dal viaggio in Brasile, quindi quello della scomparsa quando, provata per il lungo tragitto e il fuso orario, era uscita per una passeggiata. Le segnalazioni di cittadini arrivate a "Chi l'ha visto?" che la volevano viva fino a martedì scorso a Locarno, nel Canton Ticino, erano quindi infondate. La polizia ha fatto sapere che è stato lo stesso proprietario del capannone agricolo adibito a fienile a fare la macabra scoperta, lunedì sera: il corpo era nascosto tra alcune rotoballe.

Su esplicita richiesta della famiglia è stata eseguita l'autopsia. Disperazione tra i congiunti della donna. "Di lei ci rimangono gli effetti personali e le foto, circa una quarantina, che aveva scattato qualche giorno prima in Brasile, dove era stata per riaccompagnare una ragazza", fa sapere la nipote Silvia al Corriere del Veneto.



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