Sul web per giocare agli stupratori. E' boom tra i giovani
| L'INTERVISTA Il sessuologo Marco Rossi ad Affari: "Il corpo ormai è considerato come un oggetto" |
Di Floriana Rullo
Sesso, violenza e abusi. All'inizio c'era "Rapelay", stupro ripetuto insomma. Entravi in un sito, categoria videogames, lo scaricavi e in venti minuti ti trasformavi in un maniaco che violenta a ripetizione. Le vittime? Donne e ragazze poco più che bambine: scolarette molestate per strada e stuprate nelle loro camere, tra libri di favole e orsi di peluche. Tutto tra pianti e disperazione.
E ora in Rete c'è una versione più evoluta del videogioco che simula gli stupri: è in 3D e rende le scene più raccapriccianti. Si chiama "Itazura Gokuaku", ma gli amanti del genere «molestatore», sui blog, lo chiamano "Violenta le japo in metrò".
IL GIOCO- Palpeggiamenti, terrore, aggressioni, disperazione. Alla fine arriva lo stupro. Anche di gruppo se la modalità del gioco lo prevede. I disegni, in stile manga, i tipici fumetti giapponesi, sono più definiti, le suppliche e i lamenti delle vittime ancora più realistiche. E le modifiche ai comandi sempre più personalizzabili, per assecondare gusti e perversioni private di giocatori di ogni età. La trama grosso modo è la stessa. L’obiettivo è violentare il più possibile. Ma mentre il protagonista di Rapelay punta, unicamente, su madre, figlia maggiore e minore della stessa famiglia, quello di Itazura Gokuaku si scaglia sulle sue vittime, a caso.
A sceglierle e a decidere quale tipo di violenza infliggere è lo stesso giocatore attraverso i comandi della tastiera. Le scene si svolgono nei corridoi e sulla metro, dove il maniaco incontra donne e ragazzine. Solleva gonne, strappa camicette, strattona e costringe, mentre la vittima implora aiuto. E i passanti possono essere coinvolti per trattenere la preda e stuprare. In Italia non sono in vendita, ma si possono scaricare da Internet.
Per farlo basta avere un computer e seguire le istruzioni. Per le modifiche non è necessario dimostrare di essere maggiorenni. Quando, raramente, viene chiesta l’età, è sufficiente dire di avere 18 anni, una dichiarazione che chiunque può fare. Nessun limite e nessuna sicurezza per i minori, quindi.
LE REAZIONI- È un coro unanime. Dal ministro della Gioventù a telefono Rosa la richiesta è la stessa: che il gioco venga proibito. Giorgia Meloni, afferma: "Farò richiesta alla Polizia Postale e delle Comunicazioni di intervenire presso i gestori che offrono la possibilità di scaricare da Internet Rapelay, affinchè rimuovano il gioco dalla rete" afferma, aggiungendo che alla Polizia Postale chiederà anche di valutare e segnalare alla magistratura ogni eventuale ipotesi di reato. Vittime delle violenze virtuali, infatti, sono anche personaggi che rappresentano ragazzine minorenni.
Telefono Rosa, associazione che da anni si occupa di violenza alle donne, chiede l'immediato oscuramento del sito e preannuncia per mercoledì un esposto alla Procura della Repubblica di Roma. "Mi chiedo come mai il ministro dell'interno Maroni non sia ancora intervenuto - dice la presidente Gabriella Moscatelli - quel gioco è un'istigazione a delinquere vera e propria. Tra l'altro si tratta di uno stupro mirato a una bambina: che facciamo, eccitiamo la fantasia dei pedofili?". Preoccupazione viene espressa anche dall'associazione telespettatori cattolici Aiart, che chiede alle famiglie di vigilare. Di gioco aberrante parla la deputata del Pdl Barbara Saltamartini, a cui fa eco la collega dell'Udc Dorina Bianchi: "mentre si spendono impegno ed energie per proporre e promuovere politiche a sostegno delle donne, si scopre che i creatori di un videogioco hanno messo la stessa dose di impegno per formare una generazione di stupratori. Mi cadono le braccia".



Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.


















