Stragi '93, pentito accusa: "Berlusconi dietro gli attentati"

Martedì, 18 gennaio 2011 - 13:52:00
Berlusconi
Silvio Berlusconi
"Francesco Giuliano mi disse che erano stati dei politici a dirgli questi obiettivi, questi suggerimenti",
per le stragi del 1993 "e in un'altra occasione mi fece il nome di Berlusconi". E' quanto ha detto il pentito Giovanni Ciaramitaro, deponendo a Firenze al processo sulle stragi del 1993 a Firenze, Roma e Milano.
"La ragione delle stragi - ha aggiunto - era l'abolizione del 41 bis, l'abolizione delle leggi sulla mafia. Le bombe le mettevano per scendere a patti con lo Stato. C'erano dei politici che indicavano quali obiettivi colpire con le bombe: andate a metterle alle opere d'arte".

In un'altra circostanza, durante una latitanza, "chiesi a Giuliano - ha detto Ciaramitaro - perchè dovevamo colpire i monumenti e le cose di valore fuori dalla Sicilia. Lui mi disse che ci stava questo politico, che ancora non era un politico, ma che quando sarebbe diventato presidente del Consiglio avrebbe abolito queste leggi. Poi mi disse che era Berlusconi".

Al processo a carico di Francesco Tagliavia è stato sentito anche il pentito Pasquale Di Filippo, che ha detto: ''Nel '94, quando ci sono state le elezioni, in Sicilia abbiamo votato tutti per Berlusconi, perché Berlusconi ci doveva aiutare, doveva far levare il 41 bis''. Questo ipotetico aiuto, però, non arrivò. E', ha spiegato Di Filippo, sentito stamani nell'aula bunker di Firenze, una "cosa che in quel periodo non è successa e io mi sono lamentato con Bagarella personalmente, dicendogli che la' ", cioe' nelle carceri in cui sono rinchiusi i mafiosi, ''ci stanno ammazzando a tutti, perché ancora non ha fatto niente? Lui mi ha risposto in siciliano: in questo momento lascialo stare perché non può fare niente. Mi ha fatto capire - ha riferito Di Filippo, riferendosi a Bagarella - che c'erano altri politici che gli giravano attorno, nel senso di vedere quello che lui faceva, e quindi lui non si poteva esporre più di tanto. Comunque appena c'è la possibilità lui ci aiuterà. Questo è stato il dialogo che io ho avuto con Bagarella" che, secondo Di Filippo, "era dopo l'arresto di Riina il numero uno di Cosa Nostra".
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