Sicilia, svelati gli sprechi pubblici. La Lombardia: "Ma Monti fa i blitz da noi"

di Lorenzo Lamperti
Una commissione d'inchiesta svela clientele, sprechi e irregolarità in Sicilia. Assunzioni pilotate da politici e burocrati soprattutto in concomitanza con le elezioni regionali, fondi pubblici assegnati a enti che in alcuni casi non hanno neppure una sede, assenza di controlli sull'efficacia dei corsi, una quantità di personale enorme, ben il 46% del totale dei dipendenti attivi nel resto del Paese e tre volte superiore alla sola Regione Lombardia. Questa l'impietosa analisi del settore della formazione professionale in Sicilia fatta dalla commissione d'inchiesta, guidata dal deputato del Pd Filippo Panarello, incaricata dall'Assemblea regionale siciliana di verificare cosa non va nel sistema dopo i rilievi della Corte dei conti e alcuni scandali.
Dal rapporto emerge un mondo dove non ci sono regole, oppure quelle che ci sono vengono aggirate. Un mondo dove la disoccupazione giovanile è oltre il 50%. Secondo la relazione, il sistema è fondato sulla crescita di posti di lavoro, senza tenere conto del bisogno dell'utenza e dalla qualità di chi presta il servizio. Con l'aumento a dismisura della spesa pubblica. Tra i docenti c'è chi addirittura ha soltanto la licenza elementare, solo il 34% ha un diploma di laurea. La spesa per il comparto ammonta a 400 milioni di euro, oltre alle risorse finanziate negli anni con i fondi europei. La quantità del personale non ha eguali nel Paese, 8.612 dipendenti tra docenti e amministrativi, quasi il triplo dei dipendenti pubblici della Regione Lombardia.
E la Lombardia non ci sta. A esporsi è il presidente della Commissione Bilancio regionale, Fabrizio Cecchetti: "Numeri agghiaccianti, eppure il governo Monti preferisce perseguitare i milanesi". Nel blitz di Milano però qualche irregolarità è venuta fuori... "Qualche furbetto c'è sempre, ma qui hanno voluto rovinare l'immagine della città, gettando fango su tutta la categoria dei commercianti. Perché non si dice niente su questa storia della Sicilia? Non vorrei che visto che lì si sa che funziona così si lascia perdere".
L'INTERVISTA
Come reagisce la Lombardia di fronte alla commissione d'inchiesta che ha svelato i clientelismi in Sicilia?
"Sono rimasto sconvolto quando ho visto la notizia... La cosa che mi ha lasciato più interdetto è stata che nessun giornale ha ripreso la notizia, neanche con una breve. Anche in Lombardia al tempo sono state fatte delle inchieste sui corsi di formazione, ma qui si scopre che il 46% degli addetti di tutta Italia sono in Sicilia. Sono il triplo di quelli della Lombardia, che però ha il doppio dei suoi abitanti. Poi si parla di gente che va a fare l'insegnante con la licenza elementare. Praticamente sotto elezioni hanno fatto imbarcate di insegnanti in questi fantomatici corsi di formazione per avere poi un ritorno elettorale. Mi sembra una cosa molto grossa ma nessuno l'ha ripresa..."
Come mai secondo lei nessuno l'ha ripresa?
"Non vorrei che si dicesse ormai: "beh lì si sa che succede così, è diventata la prassi e lasciamo perdere". Eh no, visto che siamo in un periodo dove siamo nell'occhio del ciclone per i costi della politica queste cose gridano davvero vendetta. E invece nessuno dice niente, ma guarda mi sembra proprio un Paese di imbecilli. Monti ha mandato i controlli a Milano volendola far passare come Roma e Napoli quando succedono queste cose in Sicilia e nessuno, né di destra né di sinistra, dice niente. Nel 2011 il residuo fiscale della Lombardia è in perdita di 47 miliardi di euro negli scambi con Roma. Di fronte a questa situazione tu vai a fare dei controlli ai commercianti? Per giunta in un orario sbagliato, che crea disagi al loro lavoro. Potevano andarci il lunedì mattina invece che il sabato sera. Non mi sembra giusto, visto che i cittadini lombardi ci perdono sempre nel rapporto con Roma e le tasse. E poi si sentono questi scandali in Sicilia e nessuno fa niente..."
Si oppone in assoluto ai controlli antievasione?
"Sposo totalmente la linea di Matteo Salvini. Sono solo spot fatti per dimostrare che si fanno controlli. I casi sono due: o bisogna mettere sotto inchiesta i vertici della Guardia di Finanza perché prima questi controlli non venivano fatti oppure c'è qualcosa che non funziona. Facciano pure i controlli, però dove ci sono dei dati e dei numeri. Qualche anno fa l'Agenzia delle Entrate aveva riscontrato un'evasione dell'Irap del 93% in Calabria. Allora se c'è un dato di questo tipo mi si dice perché lì non fanno i blitz tipo cinema come quelli che hanno fatto a Cortina e Milano? Cose del genere danneggiano non solo i furbetti, ma tutta una categoria e l'immagine dell'intera città".



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