Il Giglio una bara d'acqua/ Speleosub in azione: unica speranze le camere d'aria

Il tempo ormai non lascia più scampo: a quasi tre giorni dalla tragedia della Costa Concordia si cerca disperatamente di salvare vite umane prima che l'Isola del Giglio si trasformi definitivamente in una bara d'acqua. "Le possibilità di trovare i dispersi ancora vivi sono ormai ridotte al minimo", ha detto in mattinata il sindaco Sergio Ortelli. I soccorsi vanno avanti senza sosta: sei le vittime accertate finora. Ci sono quindici i dispersi, tra cui una decina di tedeschi.
Tutte le speranze sono affidate all'intervento dei corpi speleo-subacquei arrivati oggi sul posto. "Stiamo studiando il tipo di intervento da fare insieme ai Vigili del Fuoco, che sono i responsabili dei soccorsi", spiega ad Affaritaliani.it Pier Giorgio Baldracco, presidente del Cnsas (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico), arrivato sull'Isola.
"A questo punto l'unica speranza di ritrovare persone vive è che si siano create camere d'aria quando la barca si è inclinata. Per questo domani attueremo un intervento di tipo subacqueo nella parte sommersa e semisommersa della nave, prima che le condizioni meteo peggiorino, come previsto per giovedì". Oggi non è stato possibile intervenire: "I movimenti della nave, per quanto poi non siano stati confermati, non lasciavano sufficienti margini di sicurezza per i soccorritori".
Gli speleosub sono abituati ad operare in alti fondali, dai 50 metri in giù, utilizzando apparecchi di respirazione a circuito chiuso con miscele respiratorie diverse (ossigeno, azoto, elio). Il soccorso speleo-subacqueo avviene in grotte allagate, contesti molto simili a quelli della Costa Concordia, che dopo l'impatto si è inclinata di quasi 90 gradi. "Ci immergeremo in tutti i piani della nave e verificheremo passo passo. Potrebbe esserci qualche corridoio occupato dall'acqua, ma cabine interne all'asciutto. E' difficile fare previsioni, perché non ci siamo mai trovati di fronte a un'emergenza simile".
Maria Carla Rota



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