Spatuzza, il Viminale: ritardi dai Pm. Su Affari il testo delle motivazioni

Venerdì, 18 giugno 2010 - 09:00:00

IL DOCUMENTO INTEGRALE DELLA COMMISSIONE DEL VIMINALE (Pdf)

Dodici pagine di motivazioni della Commissione del Viminale per chiarire le motivazioni per cui il boss Gaspare Spatuzza non è rientrato nel piano speciale di protezione. Secondo il Viminale ha riconosciuto di fare 'dichiarazioni a rate'. Affaritaliani.it pubblica in anteprima il provvedimento della commissione centrale del Viminale che ha negato il programma di protezione a Gaspare Spatuzza, l'ex sicario di Cosa nostra che dal 2008 ha deciso di confessare i retroscena delle stragi volute da Cosa nostra nel 92-''93. In 11 pagine, la ricostruzione fatta dal gruppo di lavoro presieduto dal sottosegretario Alfredo Mantovano, che tante polemiche sta suscitando, soprattutto fra i magistrati che indagano sui misteri di Cosa nostra. Il documento, desecretato, è stato trasmesso da Mantovano al presidente della commissione parlamentare antimafia Giuseppe Pisanu.

ministero ape

LE MOTIVAZIONI- Spatuzza, scrive la Commissione, ha ammesso di avere deliberatamente mantenuto il silenzio su alcune circostanze, per timore delle conseguenze e in attesa di fare ingresso nel programma di protezione". "Non ho riferito subito di queste cose riguardanti Berlusconi - ha detto il 6 ottobre 2009 alla D.D.A. di Palermo - perché intendevo prima di tutto che venisse riconosciuta la mia attendibilità su altri argomenti e poi riferirne, sia per ovvie ragioni inerenti la mia sicurezza, sia per non essere sospettato di speculazioni su questo nome nella fase iniziale, già molto delicata, della mia collaborazione". E ancora: "Mi mettono al sicuro e poi ne parliamo anche perché ero convinto che se avrei tirato in ballo questi due soggetti, qualcuno potrebbe venire a dirmi a me che io stavo utilizzando, stavo sfruttando personalità per ottenere il programma di protezione. Ci dissi: no me lo devono dare immediatamente e poi possiamo parlare".

Nel 2008 Gaspare Spatuzza disse di non conoscere i referenti politici del boss Giuseppe Graviano mentre nel 2009 si ricordò di un incontro al bar Doney di Roma nel corso del quale Graviano fece riferimento a Berlusconi.
Secondo i giudici di Palermo - sottolinea la Commissione - le dichiarazioni di Spatuzza su Dell'Utri erano tanto importanti da dover riaprire l'istruttoria quando la fase dibattimentale era chiusa, ed era già in corso la discussione finale. Non si tratta dunque di un approfondimento di questioni di cui Spatuzza aveva parlato in precedenza, ma di elementi nuovi che il boss ha riferito ben oltre i 180 giorni stabiliti dalla legge per le dichiarazioni dei pentiti.

La commissione scrive inoltre che se è vero che le dichiarazioni di Spatuzza hanno fornito una ricostruzione alternativa della strage di via d'Amelio è altrettanto vero che i giudici di Palermo e Caltanissetta hanno avanzato riserve sulle informazioni da lui fornite.

ALFREDO MANTOVANO- La Commissione, presieduta dal sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, avrebbe deciso di non concedere al pentito il programma di protezione. Queste le motivazioni della Commissione: "la parte di dichiarazioni di Spatuzza rese prima dei 180 giorni è in grado di permettere una ricostruzione alternativa della strage di via D'Amelio, in insanabile contraddizione rispetto a esiti giudiziari da tempo coperti dal giudicato, e costituisce fonte di approfondimento e di ulteriore indagine".

In altre parole il pentito avrebbe reso dichiarazioni a rate, ossia non entro il termine fissato di 180 giorni. Spatuzza avrebbe cominciato a collaborare con la Magistratura nel 2008, poi altre dichiarazioni sarebbero venute fuori nel 2009 e le ultime nel processo contro Marcello Dell'Utri, lo scorso 4 dicembre del 2009.

ERRORE DEI PM - La cosa importante è ora capire dove sta e soprattutto chi ha commesso l'errore che ha portato la commissione a decidere di non garantire il programma di sicurezza al boss di Cosa Nostra. Insomma se la colpa è dei Pm delle procure di Firenze, Palermo e Caltanissetta che hanno richiesto il programma fuori tempo massimo oppure no. Quello che è certo è che Spatuzza, le sue rivelazioni, le ha fatte a rate. A orologeria, insomma.  Sì, perché una parte delle sue deposizioni è giunta oltre i 180 giorni previsti dalla legge che prevede la tutela del collaboratore di giustizia.

Secondo il Viminale ci sono stati "significativi ritardi da parte di talune delle Procure proponenti, sì che si è reso necessario sollecitare più volte l'invio della documentazione".

 

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