Mafia, la deposizione di Spatuzza. Dell'Utri in aula. Berlusconi: accuse assurde
"Nel 2000 mi sono dissociato da Cosa Nostra e dai fratelli Graviano e ho iniziato un bellissmo percorso di istruzione e isolamento". Gaspare Spatuzza racconta cosi' la sua decisione di pentirsi di fronte ai giudici nel processo d'appello contro Dell'Utri. Lo fa ricordando "il cappellano del carcere di Ascoli Piceno, padre Pietro Capoccia" come l'incontro chiave della sua svolta e che gli trasmise "l'amore per le sacre scritture". "Mi trovai di fronte al bivio di essere o uomo di Dio o mammone ho deciso di amare Dio" afferma Spatuzza che poi indica nel procuratore antimafia Pietro Grasso la persona che ha dato un contributo fondamentale alla sua decisione definitiva di collaborare con la giustizia "nel marzo 2006" ma aggiunge "non sono qui per barattare le mie parole, sarei un vigliacco lo Sato sa cosa deve fare della mia persona" "Se io ho messo la mia vita nelle mani del male, perche' non la devo perdere per il bene?". Davanti ai giudici della corte d'appello, il collaboratore Gaspare Spatuzza parla del suo pentimento e della sua volonta' di "chiedere perdono".
Spatuzza racconta che prima degli attentati del '93 (a Roma nella Chiesa di San Giovanni in Laterano, al Verano e a Milano ai giardini di via Palestro) imbucò cinque lettere, alcune delle quali indirizzate a testate giornalistiche. "Queste lettere - prosegue - provenivano dal boss Giuseppe Graviano. Il fatto che prima di fare un attentato mi dicessero di informare qualcuno con delle lettere è un'anomalia che mi ha fatto capire che c'era qualcosa sul versante politico". Nell'incontro di fine '93 a Campo Felice di Roccella con Graviano, Spatuzza - stando al suo racconto - riceve l'ordine di compiere un attentato "in cui moriranno un bel po' di carabinieri». Il fallito attentato allo stadio Olimpico «doveva essere il colpo di grazia" afferma Spatuzza. E poi: "Dissi a Graviano che ci stavamo portando un po' di morti che non ci appartenevano, ma lui mi disse che era bene che ci portassimo dietro questi morti, così 'chi si deve muovere si dà una mossa".
Spatuzza spiega: "Vigliaccatamente (così nella deposizione, ndr) Cosa Nostra ha gioito per Capaci e via D'Amelio. Perché erano i principali nemici nostri. Capaci ci appartiene, via D'Amelio ci appartiene - afferma - ma tutto il resto non ci appartiene". Come fallì l'attentato all'Olimpico? "Io e Benigno (altro mafioso, ndr) eravamo a Monte Mario. Benigno dà l'impulso al telecomando ma non funziona e l'attentato non avviene. Poi quando i carabinieri si erano già distanziati io gli dissi di fermarsi, di non dare più l'impulso. Scendiamo con la moto, ma l'attentato in sostanza era fallito".
STRAGI DI CAPACI E VIA D'AMELIO- "Per Capaci e via d'Amelio abbiamo vigliaccamente gioito. Quelle sono stragi che ci appartengono, l'attentato di Firenze non ci appartiene". Lo afferma Gaspare Spatuzza nella sua deposizione al processo d'appello in corso a Torino.
CHI E' SPATUZZA - Spatuzza, tra gli assassini del piccolo Giuseppe Di Matteo e del parroco antimafia Pino Puglisi, verrà interrogato dal sostituto procuratore generale Antonino Gatto, che rappresenta l'accusa nel dibattimento che si svolge davanti alla Corte d'Appello di Palermo presieduta da Claudio Dall'Acqua, giudici a latere Salvatore Barresi e Sergio La Commare. L'aula in cui verra' interrogato Spatuzza, che sara' coperto da un paravento per non essere inquadrato, e' rivestita di legno chiaro. E' la stessa in cui si celebra il processo della Thyssen. Dovrebbe ospitare i quasi duecento giornalisti, provenienti da tutta Europa, che si sono accreditati per potere assistere al processo.
ANCHE LA BBC, 200 I GIORNALISTI - La lista degli organi di informazione contiene nomi non solo italiani. Sono indicati giornali francesi, olandesi, spagnoli. Ci saranno le telecamere della Bbc, e un inviato del Wall Street Journal, centinaia di giornalisti italiani. I livelli di sicurezza per l'arrivo del pentito Spatuzza sono molto alti. Sarà bloccata la corsia sud di via Cavalli, cioe' la strada che costeggia le aule sotterranee del Palazzo di giustizia di Torino.



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