Mafia, ora certa politica si penta
Di Giuseppe Morello
Qualche giorno fa nel processo per mafia a carico di Marcello Dell'Utri, per le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza sullo stesso Dell'Utri e su Berlusconi, stava venendo giù non solo il governo ma a momenti l'intero paese. Oggi arriva in aula Filippo Graviano e smentisce seccamente di conoscere Dell'Utri e di aver mai detto le cose che Spatuzza aveva riferito.
Come la mettiamo? I problemi sono due: i pentiti e il dibattito pubblico. Nessuno nega che i pentiti siano uno strumento formidabile per acquisire informazioni su Cosa Nostra, perché offrono agli inquirenti un accesso privilegiato a nomi, date e fatti altrimenti inattingibili. Ma è anche vero che i pentiti possono essere inattendibili per molte ragioni: perché non ricordano, perché non hanno capito quello che accadeva e soprattutto perché a volte - in proprio o per conto di Cosa Nostra - possono usare l'arma del pentimento per fini diversi, come minacciare, o infangare, fare richieste in modo obliquo, o giocare a rimpiattino (chi può escludere per esempio che l'uno-due di Spatuzza e Graviano non sia concordato per far pressione sul governo e ottenere qualcosa?).
A questo si somma un dibattito pubblico isterico, in cui molti fingono cautela e garantismo, mentre in realtà basta la dichiarazione non confermata di un pentito per scatenare il finimondo e far chiedere frettolosamente la testa dell'accusato di turno o la caduta del governo.
Con quest'ultimo episodio dovrebbe essere finalmente chiaro che le cose sono sempre più complicate di come appaiono e che sono mal fondate le speranze di chi vorrebbe ridisegnare gli equilibri politici attraverso la ormai nauseante scorciatoia giudiziaria.
giuseppe.morello@affaritaliani.it



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