Società/ L'anno nero delle famiglie italiane

Giovedì, 29 aprile 2010 - 12:00:00


La fila di attesa per mangiare
alla mensa "Pane Quotidiano" di Milano
I giovani, la famiglia, i poveri: sono i “luoghi” da cui ripartire per risollevare il paese. Ne è convinto don Vittorio Nozza intervenuto stamane alla giornata conclusiva del 34° Congresso delle Caritas diocesane. Capire il cambiamento e cogliere le modalità per affrontarlo: cosi secondo don Nozza intervenuto all 34° è possibile affrontare il presente, trasformato dall’ “affievolirsi della vita di fede nei credenti ma anche all’affermarsi di stili di vita e di modi di pensare molteplici” e dalla “crescente presenza di volti, di storie, di fedi e di credenze che risultano nuove rispetto alla nostra tradizione”, e guardare al futuro. “Schiacciati sull’oggi, non radicati nel passato e poco aperti al futuro; - ha detto - cambiano le condizioni della comunicazione sempre più esasperata e impoverita sul piano dell’incontro e della relazione tra persone; cambia il rapporto con il mondo e con il nostro corpo rischiando, al riguardo, sempre più artificialità e distruzione; cambiano le nostre città poco frequentate e poco abitate in modo dignitoso e vivibile. In questa situazione a noi è chiesto di riprendere in mano il Vangelo, l’Eucaristia, i Volti dei nostri fratelli, in particolare quello dei più poveri, e di ritrovare sulle tracce di Gesù e dei suoi discepoli la direzione del cammino che sappia di futuro”.
 
Occorre ripartire dal “bene comune” provando a declinare questo concetto in una “agenda di speranza”. “Il Paese deve tornare a crescere, perché questa è la condizione fondamentale per una giustizia sociale che migliori le condizioni del Meridione, dei giovani senza garanzie, delle famiglie monoreddito”. Le dimensioni del debito pubblico, un modello di welfare “che ci consegna oggi un Paese più povero di risorse economiche”, l’Unione Europea che sembra rischiare di disperdere la propria originaria mission e di indebolirsi: questi i problemi individuati da don Nozza, che guarda alla famiglia come uno dei “soggetti sociali vitali”, capaci di cooperare alla rigenerazione del paese anche se “la struttura della spesa pubblica, i regimi fiscali, la politica dei servizi tendono a renderla ‘luogo di povertà’”.

Un ampio passaggio dell’intervento di don Nozza è stato dedicato alla condizione dei poveri, “quelli in emarginazione grave come i senza dimora; quelli nelle istituzioni totalizzanti, come carcerati e malati mentali; quelli nelle famiglie, come donne, minori, anziani e disabili. Ma anche i poveri nei mondi giovanili, scolastici e lavorativi; i poveri migranti, richiedenti asilo, rifugiati, i poveri della terza e quarta settimana e i poveri di relazioni, di senso e di dignità. I poveri sono “uno scandalo inaccettabile, alla luce del sole e ad ogni livello, a cominciare da quello planetario” ha detto don Nozza ricordando la campagna europea lanciata lo scorso 27 gennaio a Bruxelles “Zero poverty”, in occasione dell’Anno europeo di lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Anche in Europa ci sono poveri, “stanno in una società in cui tre sono i pilastri in crisi: il mercato del lavoro, la famiglia e lo stato socio-assistenziale. Ciò provoca precarietà e instabilità nel mondo del lavoro, indebolimento dei vincoli di solidarietà che tenevano le famiglie unite al proprio interno e riduzione degli interventi sociali con conseguente indebolimento del tessuto sociale”.

LA RICERCA- L'indagine realizzata dall'Iref (Istituto di Ricerche Educative e Formative), ente di ricerca delle Acli, è stata condotta nel corso del 2009 e nella prima parte del 2010 attraverso interviste telefoniche ad un campione di famiglie rappresentative della popolazione italiana. Dal punto di vista metodologico, per monitorare la "salute" delle famiglie nell'anno della crisi, la ricerca ha richiesto la realizzazione di tre indagini campionarie ciascuna riferita al quadrimestre precedente: la prima conclusasi a maggio 2009, la seconda nel settembre dello stesso anno e la terza terminata a febbraio 2010. Il questionario è stato somministrato telefonicamente, durante ciascun periodo, ad un campione rappresentativo di 1.500 famiglie italiane, per un totale complessivo di 4.500 interviste valide . La ricerca denominata "L'Agenda delle famiglie italiane nell'anno della crisi" ha affrontato varie tematiche ed approfondimenti: dai fabbisogni di cura, al welfare, dal fisco alla crisi economica, al tema del lavoro. L'approfondimento presentato a San Benedetto del Tronto affronterà per l'appunto l'ultimo dei temi affrontati: quello della crisi e dell'impoverimento e farà riferimento ai dati raccolti durante le interviste svolte a febbraio di quest'anno. L'idea di fondo dell'indagine è quello di verificare come il crack finanziario e la conseguente crisi economica internazionale abbia impattato su una situazione socio-economica delle famiglie già difficile e precaria. Cosa accade quando una crisi di sistema si innesta su una crisi di contesto? È possibile che la recessione economica e le relative ricadute occupazionali abbiano gravemente indebolito le finanze e la capacità di sostentamento delle famiglie italiane?

LA RIDUZIONE DEI CONSUMI: DOVE RESISTE, DOVE DILAGA- I risultati dell'indagine evidenziano, innanzitutto, che il 2009 è stato un anno "nero", durante il quale non si è salvata nessuna tipologia familiare: solo il 2,2% delle famiglie contattate ritiene, infatti, di aver migliorato la propria condizione economica. La crisi economica ha prevalentemente condizionato i consumi delle famiglie: comparando i dati raccolti durante le interviste di settembre del 2009 con quelli di febbraio 2010, rimane elevata ma stabile la quota di famiglie che nei quattro mesi precedenti all'intervista hanno acquistato prodotti a basso costo (rispettivamente 67,8% e 66,1%). Sale invece di oltre dieci punti la percentuale di intervistati che afferma di aver risparmiato sulla cura della propria persona (dal 33% del settembre 2009, al 44,5% rilevato a febbraio 2010); allo stesso modo si nota un incremento della percentuale di famiglie che hanno risparmiato su acqua, luce e gas (32,1% nel 2010): +11,5% rispetto al periodo precedente. Sempre a febbraio 2010, più di una famiglia su tre (34,8%) ha risparmiato sull'acquisto di generi alimentari di base (pane, pasta e carne). Tra le famiglie economicamente solide, quelle che hanno un alloggio di proprietà e dei risparmi accantonati, la percentuale di nuclei che hanno ridimensionato la spesa sui generi di prima necessità è appena del 19,8%; in assenza di una casa di proprietà e di risparmi, la percentuale di famiglie fragili che risparmiano sul mangiare sale al 68,4%. Il ruolo dei costi fissi nella definizione dei comportamenti di consumo è dunque molto forte: se si deve far fronte ad un impegno di spesa periodico, come quello di un affitto o di un mutuo, occorre risparmiare un po' su tutto, anche su pane, pasta e carne.

LA PAURA DI PERDERE IL LAVORO- La crisi è dunque finita? Non ora, non qui. Sebbene alcuni proclamino il contrario, le famiglie sanno bene che manca ancora molta strada da fare per rivedere la luce; anche perché il 2010 è l'anno nel quale la diminuzione del reddito familiare è un rischio che si corre tutti quanti. Ad alimentare il sentimento d'incertezza che serpeggia tra le famiglie italiane è il rischio di perdere il posto di lavoro: il 67,8% degli intervistati ha dichiarato di essere molto o abbastanza preoccupato dall'idea che nel corso del 2010 un proprio familiare possa perdere il lavoro. Sono i nuclei familiari in cui sono presenti dei figli (coppie e famiglie mono-genitoriali) ad essere più insicuri da un punto di vista occupazionale.

L'INFORMAZIONE SULLE MISURE DI SOSTEGNO PREVISTE DAL GOVERNO- Il 2009 è stato anche l'anno nel quale sono state varate diverse novità nel campo del contrasto alla povertà e al disagio socio-economico delle famiglie: tre famiglie su quattro conoscono la carta acquisti; mentre sette su dieci sanno dell'esistenza di un bonus famiglie; la percentuale scende al 59,9% per quel che riguarda il bonus elettrico e al 52,9% per l'assegno terzo figlio. Il livello di conoscenza è però fortemente influenzato l'età delle famiglie. Il 55,7% delle famiglie giovani conosce tutte e quattro le forme di sostegno inserite nel questionario. Al contrario tra le famiglie anziane la quota di nuclei con una completa informazione è del 28,4%: c'è dunque un gap di ventisette punti percentuali tra le famiglie di under40 e quelle di over65. Sempre tra le famiglie anziane, il 34,8% non conosce nessuna delle misure di sostegno. Dal momento che la TV è il principale canale informativo di molti anziani viene da chiedersi se non sia necessario rivedere il piano di comunicazione di questo genere di iniziative. Tale considerazione risulta ancor più valida se affiancata dalla percentuale di famiglie che nel corso del 2009 hanno ricevuto dal governo una comunicazione personalizzata sulle facilitazioni disponibili: ovvero il 3%.

L'IMMAGINE E IL RUOLO DELLA CARITAS ITALIANA- In un periodo di crisi come quello attuale, la Caritas Italiana rappresenta ancora di più un punto di riferimento per le famiglie in difficoltà. Il 65,4% delle famiglie intervistate ritiene che le strutture territoriali della Caritas debbano continuare a concentrarsi sul dispensare cibo e vestiti alle famiglie bisognose. A seguire le famiglie chiedono alla Caritas un'azione di sostegno psicologico e socio-assistenziale (rispettivamente 37,4% e 33,6%); mentre le richieste indirizzate alla realizzazione di interventi a sostegno dei redditi, quali l'erogazione di un sussidio economico e l'orientamento per la ricerca di un lavoro, raccolgono circa il 30% delle risposte (30,9% nel primo caso e 29,3% nel secondo). Leggermente inferiori per numero sono gli inviti a realizzare aiuti di tipo sanitario (26,9%), sportelli di orientamento e informazioni sui servizi di welfare presenti nel territorio (23,7%). Infine, l'incentivazione della consulenza professionale raccoglie il 16,1% dei consensi.

 

 

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