Società/ Maschi avventati ma più lenti a maturare, femmine riflessive e migliori a scuola

Sabato, 25 aprile 2009 - 13:30:00


Quella dell'educazione differenziata è una scelta pedagogica e organizzativa che permette ai due sessi di approfondire meglio le loro caratteristiche e che pertanto contribuisce alla diminuzione degli stereotipi di genere. Come ha sottolineato Serenella Macchietti, docente di Pedagogia Generale presso l'Università degli Studi di Siena e già presidente nazionale dell'Associazione Pedagogica Italiana, "l'azione educativa, che mira a suscitare persone libere, aperte alla vita e agli altri, capaci di auto-formarsi nel corso dell'intera esistenza, afferma la singolarità e l'unicità di ogni persona, valorizza le inclinazioni e gli atteggiamenti che nascono dalla  matrice femminile o maschile, senza appiattimenti ed omologazioni". L'educazione , secondo la professoressa, mira a onorare "l'unicità e l'originalità di ogni persona, escludendo un'uguaglianza piatta della donna e dell'uomo".


Con i dati finora disponibili non è possibile dimostrare sperimentalmente la sicura superiorità dell'uno o dell'altro modello organizzativo per tutti gli alunni, sempre e in tutti i contesti socio-culturali. Su un punto convergono i risultati delle ricerche svolte negli ultimi venti anni: le alunne e gli alunni apprendono meglio e imparano a relazionarsi meglio con le persone dell'altro sesso, nelle scuole in cui è prevista una diversa articolazione delle attività educative in base alle differenze sessuali. Sarebbe auspicabile "l'inizio di un fecondo dibattito pedagogico per verificare sperimentalmente quale modello organizzativo-scolastico favorisce meglio il rafforzamento dell'identità di genere negli alunni" ha detto il prof. Giuseppe Zanniello, docente di Didattica e Pedagogia Speciale presso l'Università degli Studi di Palermo, sottolineando che "in questo momento tutti gli educatori hanno urgente bisogno di principi orientativi che, nel riconoscere la base fisica delle differenze tra femminilità e mascolinità, promuovano l'uguaglianza dello sviluppo delle due forme di essere della persona, senza privilegi o subordinazioni".


NESSUNA DISCRIMINAZIONE -"La scelta della scuola differenziata non comporta la discriminazione di nessuno dei due sessi" ha spiegato la professoressa Alessandra La Marca, docente di Didattica e Pedagogia Speciale presso l'Università degli Studi di Palermo, "al contrario, quando un centro scolastico sceglie di organizzare l'attività didattica in modo differenziato per gli uomini e per le donne, mira all'educazione integrale della persona umana e tiene conto delle differenze esistenti nel modo di essere dell'uomo e della donna". Da questo punto di vista "per la realizzazione della parità tra i sessi l'insegnamento ha un'importanza cruciale e ha portato alla piena integrazione delle donne nella scuola con gli stessi requisiti, gli obiettivi e gli obblighi previsti per gli uomini" ha sottolineato Maria Calvo Charro, Presidente dell'Easse-Spagna, docente ordinario di Diritto amministrativo presso l'Università Carlos III di Madrid.


Sheila Cooper, direttore esecutivo della Girls' Schools Association di Leicester (GB) ha messo in evidenza come  "recenti ricerche in campo neurologico condotte negli Stati Uniti e in Europa hanno confermato che ragazzi e ragazze apprendono in maniera differente, sviluppano e maturano con ritmi differenti". Ciò nonostante le difficoltà rimangono. Il Prof. Giuseppe Mari, docente di Pedagogia Generale presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha mostrato nella sua relazione i pericoli di un'uguaglianza che porta a un'uniformità piatta tra maschi e femmine. "Ad esempio - ha detto il professore - considerando cosa ha significato per la donna conseguire l'uguaglianza con l'uomo in campo lavorativo. Si è trattato sicuramente di una conquista, che ha permesso maggiore autonomia, ma è stata pagata con l'assimilazione del lavoro femminile a quello maschile non soltanto - dov'è accaduto - conseguendo la giusta equiparazione salariale ma anche con la negazione - nei fatti - della maternità, diventata un ostacolo all'affermazione professionale della donna". In questo ambito diventa importante sostenere e approfondire "il crescente riconoscimento della "differenza" come fattore essenziale per il conseguimento della vera uguaglianza".

 

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