Sociale/ Dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani agli obiettivi di sviluppo del Millennio

Mercoledì, 10 dicembre 2008 - 14:45:00

 I rappresentanti dei 51 paesi allora aderenti alle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948 a Parigi, sulla scorta della tragedia della Seconda Guerra Mondiale approvavano il testo della Dichiarazione Universale dei diritti umani che sanciva, in 30 articoli, i principi fondamentali della dignità umana. Per la prima volta venivano chiariti i diritti di cui ogni essere umano deve poter godere per la sola ragione di essere al mondo, senza discriminazione di razza, sesso, cultura, lingua e religione. Oggi, sempre il 10 dicembre, ma 60 anni dopo si celebra l’anniversario di questa importante firma in un contesto internazionale sostanzialmente diverso ma per alcuni aspetti ancora drammatico.

L'ultimo rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità identifica la povertà come fattore condizionante i valori sociali e quanto questi influiscano sulla salute delle persone. Non avere sufficienti disponibilità economiche significa essere maggiormente esposti alle malattie. Attualmente ci sono 1,2 miliardi di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno, mentre circa metà della popolazione mondiale sopravvive con meno di due dollari al giorno. Secondo i dati appena pubblicati dalla Fao, l'agenzia per l'alimentazione dell'Onu, nel 2008 a questa moltitudine di poveri si sono aggiunti altri 40 milioni di persone che soffrono la fame, per l’aumento dei prezzi del cibo, facendo salire il bilancio complessivo delle persone malnutrite nel mondo a 963 milioni. Di queste 907 milioni di persone vivono nei Paesi in via di sviluppo, e il 65% di essi vive in soli 7 Paesi: India, Cina, Repubblica Democratica del Congo, Bangladesh, Indonesia, Pakistan ed Etiopia.  Nell'Africa sub-sahariana una persona su tre è cronicamente affamata anche se qui sono stati fatti dei passi avanti: percentuale dei sottonutriti è passata dal 34 per cento del biennio 1995-97 al 30 del periodo 2003-2005.
 
Ma la povertà non è quantificabile con la semplice misura del reddito pro-capite, del prodotto interno lordo e del debito pubblico del paese, che fra l’altro anche in occidente non tengono in considerazione l’economia “sommersa” e il terzo settore. La povertà è valutabile prevalentemente grazia all’analisi di elementi “qualitativi”, come la speranza di vita, la mortalità infantile e il tasso di alfabetizzazione. E' quindi necessario che il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti umani spinga a mantenere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals) delle Nazioni Unite , otto obiettivi che tutti i 191 stati membri dell'ONU si sono impegnati a raggiungere per l'anno 2015.

1.1 1. Sradicare la povertà estrema e la fame
1.2 2. Garantire l'educazione primaria universale
1.3 3. Promuovere la parità dei sessi e l'autonomia delle donne
1.4 4. Ridurre la mortalità infantile
1.5 5. Migliorare la salute materna
1.6 6. Combattere l'HIV/AIDS, la malaria ed altre malattie
1.7 7. Garantire la sostenibilità ambientale
1.8 8. Sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo
 
Ma per far questo è necessario ridefinire gli interventi di aiuto e la necessità di ripensare globalmente lo sviluppo del nostro mondo occidentale, che oggi vive sulle spalle del Terzo. Dobbiamo ripensare ad un nuovo rapporto tra capitalismo e mondo povero e questo comporta in primo luogo l’individuazione di forme di compartecipazione ai programmi di cooperazione. Dobbiamo abbandonare l’idea dell’aiuto fine a se stesso, ma è necessario elaborare dei piani che permettano a queste culture di evolversi ed emanciparsi, che permettano alla popolazione di sostenersi autonomamente con progetti di microcredito e microimprenditorialità. Un popolo è infatti recettivo allo stimolo imprenditoriale solo se sono sviluppati i piani internazionali sul diritto all’istruzione e alla formazione professionale, che costituiscono per tutti gli esperti di scienze umane il grimaldello capace di interrompere il circolo vizioso della povertà.
 
Massimiliano Fanni Canelles
Docente all'Università Cattolica di Milano
Master Relazione di aiuto in contesti di vulnerabilità e povertà nazionali e internazionali

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