Haiti è un'ecatombe: "Aiutateci, manca tutto"
LE TESTIMONIANZE DEI SOPRAVVISSUTI Haiti/ Msf: "Situazione caotica. Curati mille feriti". La testimonianza
Quel che resta di Haiti è l'enorme nube di polvere che si alza sui palazzi che furono del potere. Niente ospedali, niente scuole. Solo morti e distruzione. La capitale Port-au-Prince sembra un grande cimitero. Fosse comuni di cadaveri ovunque. Bambini, tantissimi, una vera strage. E poi c'è chi è sopravvissuto, e si accalca nelle piazze (ma camminare è molto difficile) e prega per essere ancora vivo. Tutto è stato distruto dal terremoto che ha scosso il paese più povero del mondo. Il sisma ha buttato giù perfino la prigione, quella che si chiamava fortezza per definizione, lasciando fuggire migliaia di detenuti, criminali, ladri, assassini.
"E' una catastrofe, i morti sono centomila", urla a ogni microfono di radio e tv del mondo l'ambasciatore negli Usa Raymond Joseph. Ma nessuno riesce a tenere davvero la contabilità dell'orrore. I cadaveri non si contano, non si possono contare. "Sono ovunque". Haiti non c'è più.
LA PRIMA VITTIMA ITALIANA - "Gigliola Martino, 70 anni, nata a Port au Prince da genitori italiani è la prima vittima 'italianà del tremendo terremoto che ha distrutto Haiti". A rivelarlo è «La Gente d'Italia», il quotidiano d'informazione indipendente diretto da Mimmo Porpiglia, già console onorario di Haiti in Italia.
MANCANO 40 ITALIANI ALL'APPELLO - Sono più di 150 i cittadini residenti o in visita a Haiti che sono stati contattati dalla Farnesina dopo il devastante terremoto di martedi' e sono tutti in salvo. Lo hanno riferito fonti del ministero degli Esteri. A questo punto sono presumibilmente una quarantina i connazionali di cui non si aono avute ancora notizie, ma alla Farnesina si fa notare che molti di loro hanno la doppia cittadinanza e non hanno più un legame stretto con l'Italia, il che rende più difficile contattarli. Nel Paese caraibico è arrivato un funzionario dell'Unita' di crisi della Farnesina che ha il compito di ricercare gli italiani e accertare le loro
condizioni..

Haiti, la strage dei bambini
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ONU: 300MILA SENZA CASA - Sono 300mila le persone che il terremoto di Haiti ha lasciato senza casa. Il dato e' stato diffuso dalle Nazioni Unite, secondo cui una abitazione su dieci nella capitale Port-au-Prince e' stata rasa al suolo. Da un'ispezione aerea compiuta con un elicottero dell'Onu, emerge che in alcune aree e' stato distrutto il 50 per cento degli edifici. "Secondo una prima stima il dieci per cento delle abitazioni non esiste piu'" ha detto Elisabeth Byrs, portavoce dell'ufficio Onu per il coordinamento degli Affari umanitari, "il che piu' o meno corrisponde a 300mila persone rimaste senza un tetto".
ARRIVANO GLI AIUTI - E il mondo, commosso, corre in soccorso di Haiti: la Croce Rossa haitiana ha stimato tra 45.000 e 50.000 vittime fino a 3 milione di persone colpite. Un piccolo miracolo si è verificato nel quartier generale delle Nazioni Unite dove una squadra di soccorso Usa, a oltre 48 ore dal sisma, ha estratto illeso dalle macerie un agente estone. Nell'edificio, completamente distrutto, hanno perso la vita almeno 36 caschi blu e altri 150 mancano all'appello.
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100 MILIONI DAGLI USA - Barack Obama ha annunciato lo stanziamento di 100 milioni di dollari e ha affidato i suoi predecessori George W. Bush e Bill Clinton il compito di coordinare gli aiuti. Gli Usa hanno messo in campo un'imponente operazione di soccorsi: navi da guerra, elicotteri, aerei da carico e portaerei oltre ad equipe civili e militari di risposta ai disastri, insieme a 5.500 soldati che sono in cammino verso Haiti. Dall'aeroporto di Pisa il C130J dell'Aeronautica militare italiana, con a bordo un ospedale da campo, beni di prima necessità e personale medico sanitario della Protezione civile. Si sono mossi anche Belgio, Lussemburgo, Francia, Regno Unito, Islanda. Tra i primi ad arrivare a Port-au-Prince un team di 60 specialisti cinesi in tuta arancione, veterani del terremoto del Sichuam, due anni fa, quando morirono 90.000 persone. Ma gli aiuti non arrivano con la rapidità di cui ci sarebbe bisogno.
DIFFICOLTA' NEI SOCCORSI - Trascorse quasi quarantott'ore dal sisma di 7,3 gradi della scala Richter, non si vedono ancora i soccorsi: nessuna ruspa, nessuna ambulanza, nessun soldato nelle strade. Molte zone di Port-au-Prince sono ancora senza energia elettrica né acqua. La città è devastata e nelle strade si ammassano cataste di cadaveri coperte con lenzuola; i superstiti vagano alla ricerca dei loro cari tra le case crollate, guidati dalle grida di aiuto di quanti sono intrappolati sotto le macerie.

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OSPEDALE IN TILT - L'unico dei quattro ospedali rimasti in piedi non è più in grado di accogliere pazienti. Mercoledi' sera si sono uditi colpi di arma da fuoco che potrebbero essere la reazione ai primi saccheggi. E nella notte si era sparsa la voce, poi risultata falsa, dell'arrivo di uno tsunami e in centinaia hanno cominciato a correre verso le zone alta della città. Tra le migliaia di dispersi nel terremoto di Haiti anche un centinaio di membri dello staff delle Nazioni Unite.
RISCHIO MALATTIE- Non è solo la terra che continua a tremare o la conta dei morti a mettere i brividi. Sotto il cielo di Haiti, l’isola messa in ginocchio dalla furia del sisma, aleggia prepotentemente il rischio di epidemie.
"La situazione è drammatica anche sotto questo punta di vista e certo il clima tropicale non aiuta", spiega Francesco Blangiardi, presidente della Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (Siti). "Occorre intervenire immediatamente con sistemi di depurazione dell’acqua - avverte - altrimenti si rischia letteralmente il collasso. Bisogna distribuire acqua potabile da bere - prosegue il presidente della Siti - ma anche depurare quella inquinata, ovvero il liquame presente sull’isola, prodotto dalle reti fognarie mandate in tilt dal terremoto. Se non si interviene immediatamente, il rischio di trasmissione di malattie oro-fecali s’impenna".
Tra queste, oltre alla febbre tifoidea, a "far più paura è il colera la cui diffusione - precisa l’esperto - è facilitata dal clima che contraddistingue Haiti. Se nell’acqua contaminata si trova il batterio, basta toccare quel liquido e portarlo alla bocca, se non addirittura berlo, per far sì che il colera prenda piede". Scavare a mani nude nel disperato tentativo di salvare vite, come sta avvenendo in queste ore, "aumenta inoltre il rischio che si contragga il tetano. Ma è difficile che possa manifestarsi una vera e propria epidemia, perchè per questa malattia non c’è la trasmissione uomo a uomo. Possono esserci, tuttavia, parecchi casi isolati". Per fortuna «non si tratta di un Paese dove la malaria è endemica», riconosce Blangiardi. Ma i pericoli non mancano. Non ultimo, quello che si diffonda la peste.
NESSUNA FRETTA- L’allarme epidemie, generato da alcune dichiarazioni delle Ong, viene frenato invece da Gianfranco De Maio, responsabile medico di Medici Senza Frontiere Italia. "I cadaveri, disseminati nelle strade, non possono originare epidemie", ha detto, "L’esperienza mostra che sono lontani dall’essere la principale minaccia epidemica. Naturalmente i cadaveri devono essere recuperati, ma più per motivi psicologici in questa situazione. In termini sanitari, alcuni cadaveri possono essere vettori di batteri che possono provocare diarree, ma senza potenziale epidemico dirompente". Sono invece da considerare seriamente "i pericoli che vengono dall’assunzione di cibo contaminato, attraverso patologie a contagio oro-fecale: salmonellosi e dissenteria bacillare, potenzialmente mortali, ma a diffusione limitata". Quindi, nessun allarmismo, insiste l’esperto. "L’esperienza in catastrofi naturali", spiega De Maio, "mostra che esse non provocano meccanicamente epidemie. Sono i raggruppamenti di popolazione che propiziano focolai epidemici. La vera emergenza medica è rappresentata dal numero enorme di sopravvissuti con traumi importanti, ecco perchè la nostra preoccupazione delle prime ore è disporre di spazi operatori agibili per ripulire le piaghe, asportare i corpi estranei, praticare suture e medicazioni sterili, fornire eventuali trasfusioni di sangue, applicare fissatori ortopedici e apparecchi gessati".



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