Simposio Vaticano, finale con polemica. L'ira degli irlandesi: "Le vittime noi le aiutiamo"

di Antonino D'Anna
Finale con polemica per il Simposio “Verso la guarigione e il rinnovamento” che chiude oggi i battenti alla Pontifica Università Gregoriana di Roma. I vescovi irlandesi, infatti, hanno diffuso ieri sera una nota con cui la Conferenza Episcopale irlandese ha contestato l’accusa, rivolta dalla baronessa Sheila Hollins nel secondo giorno dei lavori, secondo la quale: “In Irlanda si dice che pochissime vittime hanno avuto aiuti terapeutici o un qualche supporto”. Ed ha aggiunto: “Si ritiene che pochissimi abbiano ricevuto delle scuse e quasi nessuno dei risarcimenti. Ma per la mia esperienza la mancanza d’ammissione di colpevolezza o una richiesta di scuse è di solito la più grossa barriera alla guarigione”.
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L’IRA DEGLI IRLANDESI – La nota diffusa ieri dalla Conferenza episcopale irlanese risponde alle parole della Hollins sottolineando di aver attivato dal 1997 il servizio “Towards Healing” (verso la guarigione), finanziato “congiuntamente dai vescovi e dalle congregazioni religiose, che fornisce consulenza riservata e altri servizi di supporto alle vittime di abusi con terapisti indipendenti e pienamente accreditati”. La consulenza è offerta ai superstiti entro sette giorni dal primo contatto con il servizio. Negli ultimi 15 anni il servizio ha fornito consulenza e altri servizi di supporto ad oltre 5.000 vittime di abusi commessi da clero e religiosi, per un totale di 250.000 sessioni separate. Solo nel 2011 ci sono state 29.000 sessioni di consulenza ai sopravvissuti e la cifra ogni anno si attesta attorno alle 20.000 sessioni di consulenza. Inoltre, il “Towards Healing service” offre terapie di gruppo, e un servizio ponte progettato per facilitare l‘accesso delle vittime ad altri servizi, per esempio di natura legale.
RISARCIMENTI ALLE VITTIME PER 13,5 MILIONI - Non solo: la nota sottolinea come nel 2011 vescovi e congregazioni religiose abbiano cofinanziato il servizio per i prossimi 5 anni. Sono già stati investiti 20 milioni di euro per assistenza e consulenza fino al 2011 e spesso, come nel caso dell’Arcidiocesi di Dublino, i vescovi mettono mano in prima persona al portafoglio. Già che ci siamo: la nota precisa che fino ad oggi Dublino ha indennizzato le vittime per un totale di 13,5 milioni di euro: 9,3 per gli indennizzi, 4,2 per le spese legali. E non sono mancate nemmeno le scuse, ricordano i vescovi irlandesi, sottolineando che le scuse sono state pubbliche e private e che “la società civile e religiosa indignata e delusa dalla Chiesa cattolica per la mancanza di leadership morale e di responsabilità”.
SCICLUNA, NO AL SILENZIO – La polemica finale non sembra comunque fare ombra ad un Simposio che ieri ha visto nelle parole di monsignor Charles Scicluna, promotore della giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, la linea guida fondamentale per tutti: il no alla cultura del silenzio, tanto che Scicluna ha ricordato a tutti come “La ricerca della verità nei casi di abuso sessuale” sia “Un dovere morale e legale”. Dunque no alla “mortale cultura del silenzio, la cultura dell’omertà”. E no agli “ulteriori nemici della verità” che “sono la negazione volontaria di fatti noti e l’erronea preoccupazione secondo la quale al buon nome dell’istituzione debba in qualche modo essere garantita la massima priorità a scapito della legittima denuncia di un crimine”. Nel complesso il clima è di soddisfazione, da parte dei partecipanti. Un prelato americano ha commentato con Affari il frutto del lavoro svolto in questi giorni: “Ci sentiamo meno soli – ha detto, evidenziando che – Adesso con norme serie potremo fare luce e soprattutto prevenire. È la prevenzione che manca. Ed è ora che si faccia più attenzione ai seminari”, conclude. Antonino D’Anna


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