Sicurezza/ Alfano: "In7 mila fuori dalle carceri"

Lunedì, 8 settembre 2008 - 19:00:00

Sovraffollamento delle carceri? Arriva il piano del governo per affrontare il problema. Ed arriva il braccialetto elettronico che mira a far uscire oltre 7mila detenuti tra italiani, circa 4100 e stranieri circa 3300.

Per il ministro della Giustizia Angelino Alfano "ci sono le condizioni giuridiche internazionali per far scontare la pena nei loro Paesi di origine", mentre il ricorso al braccialetto elettronico per i nostri connazionali "garantirà una maggiore sicurezza delle città del nostro Paese". Intanto il ministro dell'Interno oggi incontrerà il suo omologo francese per valutare l'adozione delle stesse tecnologie utilizzate dall'Esagono.


I RIMPATRI- "Stiamo lavorando per far andare a scontare la pena nei loro Paesi ai detenuti stranieri che oggi si trovano nello nostre carceri, cioè più di quattromila. Non si capisce se in presenza di trattati bilaterali esista un buon motivo per cui debbano scontare la pena nelle nostre carceri". Il ministro della giustizia Angelino Alfano - da Gerusalemme, dove è in pellegrinaggio con il presidente del Senato Renato Schifani conferma l'esistenza di un piano svuota-carceri che prevede, tra le altre cose, l'espulsione di oltre tremila detenuti stranieri.

"Li rimandiamo nei loro Paesi se ci saranno le condizioni giuridiche per farlo. Stiamo studiando i trattati internazionali per valutare la possibilità di far scontare la pena nei loro Paesi". Alfano spiega inoltre di considerare le espulsioni "un risultato buono per la sicurezza del nostro Paese ma anche per le nostre carceri", confermando anche il ricorso allo strumento del braccialetto elettronico: "Garantirà una maggiore sicurezza delle nostre città".

Il piano di Alfano e del direttore delle carceri Franco Ionta è praticamente pronto. Sarebbero, appunto, previsti l'espulsione di 3.300 detenuti stranieri e il braccialetto elettronico per piu' di 4.000 italiani. In tutto, il piano mira a liberare oltre 7.000 posti nelle carceri italiane.

Per quanto riguarda i detenuti stranieri, andrà applicato con rigore l'articolo 16 della legge Bossi-Fini (espulsione per chi deve scontare una pena residua non superiore a due anni), che secondo il Dap finora non ha portato gli effetti sperati per tre motivi: tribunali di sorveglianza restii, paesi stranieri non disponibili all'accoglimento, identificazione difficile.

L'altro punto fermo del progetto è il braccialetto elettronico destinato a circa 4.100 detenuti di nazionalità italiana. Ionta propone di modificare il codice di procedura penale (articolo 275) che ne prevede l'utilizzo solo con il "consenso" dell'interessato per trasformarlo invece in un obbligo legato agli arresti domiciliari.

LE GARANZIE- "Solo se avrò la garanzia che non ci saranno casi di evasione, che le evasioni saranno zero, lo attueremo, se no no". Il ministro dell’Interno Maroni spiega di aver avuto "un incontro con il ministro della Giustizia Alfano per verificare due cose": la tecnologia per l’eventuale attuazione del braccialetto e l’ipotesi di rimpatrio di detenuti stranieri attraverso la strada di accordi bilaterali, per far scontare loro la pena nei paesi d’origine.

"Il braccialetto elettronico - ha osservato ancora Maroni - è stato introdotto e ha funzionato in altri paesi, come in Francia, dove si è avuto zero evasioni" da parte di chi lo ha indossato. In Italia è stato fatto un esperimento nel 2001, ha proseguito Maroni, che non ha dato buoni risultati, per questo si dovrà verificare.

Parlando, invece, del rimpatrio dei detenuti stranieri, Maroni ha sottolineato che a tale riguardo "esistono accordi bilaterali ed è questa la strada che seguiremo" affinchè scontino la pena nei loro paesi d’origine. Due accordi, ha osservato Maroni, "li abbiamo: uno con la Romania e uno con l’Albania, stiamo lavorando per garantire la loro applicazione", a patto che, anche in questo caso, vi sia la massima sicurezza perchè se questa non c’è "allora è meglio che i detenuti stiano in carcere qui piuttosto che siano liberi in Europa".

A giudizio di Maroni, comunque, solo questi due sono i casi in analisi: "Tutto il resto non esiste, altre ipotesi non sono mai state discusse" taglia corto.

"Credo che anche questa sarà una ennesima amnistia mascherata" attacca Antonio Di Pietro. "Ogni volta che c’è un’emergenza - spiega il leader dell'Idv - ci si affretta a trovare una soluzione che non risolve i problemi. Quando ci sono troppi ammalati negli ospedali si dimettono gli ammalati e quando ci sono troppi detenuti si fanno uscire dalle carceri. È il solito modo di non affrontare i problemi per quelli che sono".

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