Morto in carcere a Lecce, primo decesso del 2011

Lunedì, 3 gennaio 2011 - 17:30:00

Tragico primo dell'anno per un detenuto foggiano, Salvatore Morelli, 35 anni. L’uomo è stato trovato morto all’alba del primo giorno del 2011 nella sua cella nel carcere di Borgo San Nicola a Lecce. A stroncargli la vita, con ogni probabilità, un infarto. Ad allertare gli agenti di polizia penitenziaria il compagno di cella insospettito dal prolungato silenzio del 35enne. Vano ogni tentativo di rianimarlo da parte del medico del penitenziario e l’immediato trasporto all’ospedale di Lecce “Vito Fazzi”, dove i medici non hanno potuto far altro che constatarne il decesso.

Morelli era affetto da patologie preesistenti legate a problemi cardiocircolatori. Inoltre era obeso. Una situazione clinica che lo costringeva a recarsi quasi ogni giorno presso il nosocomio leccese, in modo da controllare le sue condizioni di salute. Sarà la relazione redatta dal medico legale Alberto Tortorella, a chiarire le cause della morte. Nelle prossime ore il sostituto procuratore Giuseppe Capoccia potrebbe disporre l’autopsia. Si tratta del primo decesso registrato nelle carceri italiane nel 2011. Lo scorso anno sono morti in cella 173 detenuti, di cui 66 per suicidio. Nel carcere di Lecce, nel 2010, si sono verificati 5 decessi (2 per suicidio), mentre negli ultimi 5 anni nelle celle di “Borgo San Nicola” hanno perso la vita 17 persone, delle quali 7 si sono suicidate.

Il carcere di Lecce, ha un numero di detenuti più che doppio rispetto alla capienza regolamentare, presenta una situazione di vivibilità a dir poco critica, come testimoniano anche i dati diffusi oggi dal Sindacato Uil-Pa Penitenziari relativi all’anno 2010. Capienza regolamentare: 680 ; detenuti presenti: 1.449 ; ricorsi al magistrato di sorveglianza presso il tribunale di Lecce per ingiusta detenzione: 187 ; ricorsi alla Commissione contro la tortura della Corte di Strasburgo: 47; tentati suicidi (con lettera d’addio): 41. E ancora, invii con estrema urgenza al Pronto soccorso per eventi critici: 937; detenuti stranieri: 382; detenuti tossicodipendenti: 253; detenuti affetti da Epatite C: 361; visite mediche eseguite giornalmente: 80; detenuti affetti da patologie ansioso-depressive: 90; detenuti affetti da patologie psicotiche: 40%; detenuti che fanno uso di ansiolitici: 90%.

CHIESTA LA RIAPERTURA DEL CASO CASTRO - È necessario riaprire le indagini sulla morte di Carmelo Castro. A chiederlo è l’associazione Antigone, che ha depositato presso la Procura di Catania un esposto di riapertura delle indagini per la morte del diciannovenne incensurato Carmelo Castro, avvenuta il 28 marzo 2009 presso la Casa Circondariale di Catania Piazza Lanza dopo soli quattro giorni dall’arresto. Il giovane è morto in carcere in seguito al fermo per una rapina in una tabaccheria del paese di Biancavilla. Secondo l’autopsia il ragazzo sarebbe morto per asfissia da impiccamento. Ma i familiari non hanno mai creduto a questo versione e hanno parlato fin da subito di una morte avvenuta in circostanze poco chiare. La madre, Grazia La Venia, ha in più circostanze ricordato che il figlio era sottoposto a regime di sorveglianza massima, situazione nella quale apparirebbe difficile compiere un gesto estremo come quello del suicidio senza che nessuno si accorgesse di nulla. Dal canto suo, l’avvocato Vito Pirrone ha parlato in varie occasioni di incongruenze nella ricostruzione dei fatti.
 
Ad accompagnare la famiglia Castro nella ricerca della verità da qualche tempo c’è anche l’associazione Antigone, che ha convocato una conferenza stampa per domani a Catania insieme ai familiari e all’avvocato Vito Pirrone. Nel corso della conferenza stampa verrà presentato ai giornalisti l’esposto depositato presso la Procura della Repubblica di Catania.

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