Rosarno, sgomberi nelle aree a rischio

Lunedì, 11 gennaio 2010 - 11:02:00

I CITTADINI: NON SIAMO XENOFOBI - Si terrà nel pomeriggio a Rosarno una manifestazione di protesta organizzata dai cittadini ''contro l'immagine di città xenofoba, mafiosa e razzista veicolata dai mass media nazionali e da qualche esponente della politica e dell'associazionismo a livello regionale e nazionale''. ''Il corteo - si legge in una nota - partirà da Piazza Calvario e si snoderà lungo le vie principali della città con un solo striscione che recita 'Abbandonati dallo Stato, criminalizzati dai mass media, 20 anni di convivenza non sono razzismo'.

''I cittadini di Rosarno - prosegue la nota - condannano in maniera ferma e decisa il vile ferimento dei migranti stanziati presso l'Opera Sila e qualsiasi atto di violenza, da qualunque parte provenga. Con questa protesta pacifica e silenziosa intendiamo rifiutare l'infamante etichetta di 'città mafiosa, razzista e xenofoba' che è stata diffusa sui fatti di Rosarno''.

Nel corso della manifestazione, continuano gli organizzatori, ''la Rosarno civile, pulita, accogliente e solidale scenderà in piazza per dire basta contro questo terrorismo mediatico che si alimenta di stereotipi e pregiudizi destituiti di qualsiasi fondamento reale. Dopo che i riflettori si saranno spenti sui fatti di Rosarno - conclude la nota - chiediamo alle istituzioni locali, regionali e nazionali di farsi carico una volta per tutte della situazione di abbandono istituzionale, mancanza di sicurezza e prospettive di sviluppo vissuta dalla popolazione di questo territorio''.

IL PAPA - Gli immigrati vanno rispettati in quanto esseri umani e la violenza non è mai una soluzione. Il Papa ha dedicato l'omelia dell'Angelus anche alla "guerra" di Rosarno. Con un duro monito: "L'immigrato è un essere umano, differente per cultura e tradizione ma comunque da rispettare e la violenza non deve essere mai per nessuno il modo per risolvere le difficoltà". Benedetto XVI ha dunque ricordato che gli extracomunitari hanno gli stessi diritti delle altre persone e che la diversità religiosa non può mai giustificare la violenza. Il riferimento è anche alla strage di cristiani copti in Egitto di pochi giorni fa. "Occorre che le istituzioni - ha concluso - non vengano meno alle proprie responsabilità!



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MARONI - La responsabilità e il mantenimento di una situazione di degrado che poi ha portato all'esplosione della violenza a Rosarno ha tanti responsabili. Lo dice il ministro dell'Interno, Roberto Maroni a aSky TG24. "Responsabilità che coinvogono anche chi non è intervenuto per eliminare il degrado e chi ha sfruttato per anni questi cittadini estracomunitari - aggiunge -. Noi abbiamo costituito una task-force inviata subito a Reggio Calabria, proprio affrontare il tema sia dal punto di vista dell'ordine pubblico - e lo abbiamo affrontato e risolto brillantemente - sia dal punto di vita dello sfruttamento: non è possibile che i datori di lavoro, le associazioni di categoria facciano finta di nulla e dicano, siccome i costi sono elevati li paghiamo in nero. Ci sono delle responsabilita' diffuse che non intendiamo piu' tollerare".

La voce a cittadini e immigrati. IL VIDEO

VIA ALLE DEMOLIZIONI - Intanto sono iniziate domenica all'alba, su disposizione della prefettura di Reggio Calabria, le demolizioni degli accampamenti occupati fino a due giorni fa dagli immigrati protagonisti della rivolta di giovedì sera Le ruspe dei vigili del fuoco sono in azione nella ex Rognetta, già deposito alimentare alla periferia di Rosarno: vengono abbattute le strutture realizzate dagli immigrati all'esterno della fabbrica e nelle prossime ore verrà demolito anche il capannone principale dove gli stranieri hanno realizzato decine di baracche con cartone, plastica e lamiera. Dentro la struttura gli immigrati, partiti in tutta fretta, hanno lasciato tutto quel poco che avevano: biciclette con cui raggiungevano i campi per raccogliere arance e mandarini, vestiti, pentole e utensili da cucina, bombole del gas. Nelle baracche ci sono ancora letti, coperte, resti di cibo, scarpe e in qualche caso anche valige che gli immigrati non hanno fatto in tempo a prendere

DA NORD A SUD, LE AREE CRITICHE DEI MIGRANTI - Sono oltre 4 milioni e mezzo gli immigrati regolari nel nostro paese, con un calo (secondo gli ultimi dati Ismu e della Caritas) degli irregolari, passati dai 651 mila del 2008 a 422 mila del 2009. Ma la vita degli extracomunitari e la convivenza con i cittadini è diversa da regione a regione. SICILIA - In Sicilia, al momento, è operativo un solo Cie, il Serraino-Vulpitta di Trapani. Vuoto quello di Lampedusa, mentre non è tornato in funzione il centro di Caltanissetta, danneggiato da un incendio e mai riaperto. Diversa la situazione dei Cara (centri per i richiedenti asilo) che sono a Salina Grande, nel Trapanese e a Caltanissetta. Nel Ragusano, invece, a Pozzallo opera un centro di prima accoglienza. Sono circa 2.000 i migranti, molti dei quali irregolari, che lavorano da stagionali in Sicilia. Prevalentemente due le zone in cui si dividono; Cassibile (Siracusa) e Alcamo (Trapani). Le condizioni di grave disagio in cui vivono sono state denunciate, più volte, da Medici Senza Frontiere e hanno spinto, l'anno scorso, la Croce Rossa ad allestire, ad Avola, nel Siracusano, una tendopoli che ha ospitato centinaia di extracomunitari. I migranti arrivano in migliaia a Cassibile in febbraio - molti vengono da Rosarno - per la raccolta delle patate. Mentre a settembre il lavoro si concentra nei vigneti di Alcamo. Una concentrazione meno numerosa di extracomunitari - la maggior parte dei quali regolari, però, - lavora nelle serre di Comiso e Vittoria (Ragusa) per la raccolta dei primaticci. PUGLIA - Nel Centro identificazione ed espulsione (Cie) di Bari si sono verificati i più gravi disordini. Disordini, secondo gli investigatori, che hanno sempre avuto lo scopo di distogliere l'attenzione delle forze dell'ordine per favorire la fuga dalla struttura di clandestini, in procinto di essere espulsi e rimpatriati. Secondo organizzazioni di volontariato, sono invece le pessime condizioni della detenzione a istigare le rivolte. A Bari esiste anche un 'Centro accoglienza richiedenti asilò (Cara) che ospita immigrati che hanno chiesto lo status di rifugiati. Qui sono stati condotti gli immigrati da Rosarno. CAMPANIA - Quindicimila immigrati, di circa 50 etnie, vivono a Castel Volturno (Caserta): uno dei luoghi in cui stanno arrivando alcuni degli immigrati di Rosarno. È una delle zone più esplosive, in Campania, per la presenza di clandestini. Sono bersaglio della camorra, e vengono coinvolti nelle attività criminali, con il dilagare del narcotraffico e della prostituzione. Il 19 settembre del 2008, dopo una strage di camorra in cui i Casalesi uccisero 6 ghanesi, gli immigrati si ribellarono per le strade della cittadina, distruggendo auto e vetrine dei negozi. C'è poi San Nicola Varco, nella piana del Sele: nel luglio scorso fu sgomberato l'ex mercato ortofrutticolo, occupato da 700 nordafricani per lo più senza permesso di soggiorno; ci vivevano in situazioni disumane. LAZIO - A Roma, nel quartiere periferico di Tor Sapienza, un intero edificio di 10 piani è da cinque anni occupato da 500 immigrati africani (prevalentemente eritrei ed etiopi). Situazione questa che viene definita dagli stessi stranieri che la occupano e dagli abitanti del quartiere «esplosiva». Si sono registrate numerose proteste di cittadini, commercianti e comitati di quartiere ma mai atti di intolleranza violenta. MARCHE - Non si segnalano situazioni di criticità legate alla presenza di immigrati. A parte qualche protesta degli abitanti dei quartieri a maggior densità di residenti extracomunitari, come i quartieri Piano e Archi ad Ancona, per furti, risse e episodi di microcriminalità. TOSCANA - Prato è invasa da tempo dall'immigrazione cinese, le emergenze sono rappresentate dalle baby gang di orientali, che rapinano e taglieggiano i connazionali (a luglio è stato ucciso un ragazzo di 16 anni) e dai reati finanziari. Per questo dall' agosto scorso è presente l'esercito. A Prato vivono 70 mila straneri su 180 mila abitanti. A Firenze, un migliaio di persone vive in edifici occupati, tutti in regola con le norme di soggiorno. Sono comunitari ed extracomunitari (molti i magrebini). A Pisa, censiti 795 nomadi. Attuate politiche ad hoc che mirano al rimpatrio assistito (1000 euro a famiglia). Firmato un protocollo d'intesa tra Regione e Comune per la chiusura di tre campi e l'apertura di un villaggio di 17 appartamenti. PIEMONTE - A Torino due le situazioni critiche: il Cie di corso Brunelleschi, teatro in passato di diversi disordini al suo interno, in procinto di raddoppiare i posti letto, da 90 a 180, e la ex caserma di Via Asti dove dall'autunno sono stati trasferiti 300 profughi somali, prima residenti in una fatiscente ex clinica. Nei mesi scorsi ci sono stati alcuni tentativi di sommosse nel Cie con l'intervento della polizia. VENETO - La presenza di immigrati è notevolmente cresciuta, ma non sono stati registrati fenomeni di tensione sociale, se non in passato legati a casi specifici, ora risolti. Nel vicentino, nel settore della concia senegalesi e indiani sono di fatto il 100% della manodopera; nel veronese, per la raccolta della frutta, è comune il fenomeno del pendolarismo stagionale dall'est Europa. Nel triveneto si è registrato, quanto a popolazione immigrata, un saldo di +500mila unità; la presenza extracomunitaria viene considerata una risorsa insostituibile. TRENTINO ALTO ADIGE - La presenza di immigrati non crea problemi: in prevalenza, persone provenienti dall'Europa Centro-Orientale e da Marocco, Tunisia e Algeria. L'incidenza numerica sulla popolazione residente risulta in ciascuna delle due Province autonome superiore alla media nazionale, che è intorno al 6,4%. La popolazione straniera residente in Trentino, è di 42.524 persone, su un totale di 519.800 abitanti.

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