Sesso a tariffa, parcheggio compreso. La richiesta delle lucciole a Chiavari
"Il prezzo? Trentuno euro e 90 centesimi".La prostituta che passeggia sul marciapiede di corso De Michiel, a Chiavari, non sussurra, anzi. 
Scandisce bene le parole ed è difficile nascondere lo stupore. Non tanto per il costo di una prestazione sessuale, quanto semmai per i decimali: non trenta euro, bensì trentuno e 90 centesimi, con precisione svizzera. Roba che viene naturale chiedersi se, per caso, le “lucciole” chiavaresi abbiano deciso di applicare l’Iva sulla loro attività.
Non è così e, scherzi a parte, il dato numerico si spiega solo tracciando una nuova mappa della prostituzione a Chiavari. Non l’ennesima cartina buona per riassumere quante siano le “professioniste del sesso” in città e quale marciapiede bazzichino, di preferenza, in attesa del cliente di turno. Semmai, un resoconto dettagliato dei luoghi dove le prestazioni sessuali vengono consumate. Ed è così, seguendo una prostituta e il suo ultimo cliente che si scoprono le ragioni di quei «trentuno euro e 90 centesimi». A raccontarlo è il SecoloXIX.
Perché il prezzo della “sveltina” comprende pure - è sorprendente, ma è proprio così - il costo del parcheggio. Ovvero: le tre banconote da 10 euro finiscono in tasca alla squillo per la prestazione sessuale offerta al cliente, mentre gli spiccioli servono a pagare il ticket nel posteggio di corso Gianelli, oppure alla biglietteria automatica di piazza Leonardi o altri posti auto a pagamento presenti in città, preferibilmente quelli sbarrati, quelli chiusi o recintati, se non addirittura interrati, anche nella vicina Lavagna.
C’è naturalmente una logica in una simile scelta: i controlli delle forze dell’ordine si concentrano soprattutto sulle strade principali, per cogliere prostituta e cliente al momento del presunto adescamento, oppure in periferia, per poi contestare eventualmente ai due il reato di atti osceni in luogo pubblico. Così alcune “lucciole” da un po’ di tempo a questa parte giungono a Chiavari e a Lavagna con la loro automobile, parcheggiano la vettura in un determinato posteggio a pagamento e si dirigono poi sul loro angolo di marciapiede in attesa di un cliente. Quando questo arriva, le squillo hanno già pronta la soluzione per un fugace incontro: «Vieni con me - dice la donna - Andiamo in un posto tranquillo».
Che poi altro non è se non l’utilitaria della prostituta in sosta in un parcheggio. Il più delle volte quello di corso Gianelli, ma succede anche in piazza Leonardi e in viale Devoto, nelle vicinanze di via Ghio e degli uffici dell’Azienda sanitaria locale 4 Chiavarese e a Lavagna, nella zona del porto o alla stazione ferroviaria. Lì le pattuglie dei carabinieri e le volanti della polizia non passano, non controllano. Almeno per ora. Perché viene naturale ipotizzare che le prestazioni sessuali siano consumate sì in strada, ma all’aperto o tutto al più nell’abitacolo di un’auto posteggiata semplicemente lontano da occhi indiscreti, magari sulle alture, in qualche viottolo di campagna.
Invece, le “lucciole” del Levante (alcune) hanno scelto i parcheggi a pagamento. Insospettabili alcove, luoghi sufficientemente riservati e però vicini al marciapiedi dove avviene il primo approccio. Una strategia figlia di quelle ordinanze anti-prostituzione che recentemente i giudici hanno dichiarato incostituzionali. Norme ideate e firmate dai sindaci di Chiavari e Lavagna per multare chiunque s’avvicinasse a una ragazza di strada, fosse anche solo per chiedere un’indicazione.
Serviva, quando i vigili urbani andavano ancora a caccia di “lucciole” trovare posti appartati e così a qualcuna è venuta l’idea del posteggio a pagamento. Un’idea che resiste ancora oggi e che però comporta un surplus nel prezziario delle prostitute: non più trenta euro per pochi istanti di sesso, bensì trentuno euro e 90 centesimi. Perché i vigili le multe non le fanno più. Ma i parcheggiatori, da queste parti, sono inflessibili.



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