Se le regioni fanno peggio dello Stato
Di Giuseppe Morello
“L’organizzazione regionale della nostra sanità – ha detto il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio - ha molti vantaggi ma anche una certa disomogeneità che deve essere prevista”. Il che vuol dire che a Napoli si muore di influenza A, ma a Brescia no. Come vogliamo definirlo? Necro-federalismo, devolution del decesso?
A quanto pare il principale motivo per cui l’impennata di morti da influenza suina si è concentrata soprattutto al sud sta nel fatto che, essendo la Sanità gestita dalle Regioni, ce ne sono alcune che si sono procurate tempestivamente i vaccini, mentre altre, soprattutto nel Mezzogiorno, non lo hanno fatto; alcune si sono affrettate a vaccinare le categorie a rischio, altre confidano nella buona sorte. Insomma, la sorte di anziani e bambini in questo momento non dipende tanto da precauzioni o controlli sanitari, ma dal fatto che si è residenti in Abruzzo o in Valle d’Aosta. Ancora: in certe regioni vaccina il medico di famiglia, in altre si va alla Asl, in altre un mix delle due. Tra un po’ si dovrà tenere conto della regione in cui si vive anche chiedendo l’aspirina, perché in alcune vi daranno acido acetilsalicilico, in altre un torrone coi canditi.
Il federalismo può essere una bella cosa, ma quando produce differenze così marcate da regione a regione, e su un tema così delicato come l’assistenza sanitaria, c’è davvero qualcosa che non va. Va bene affidare ai governi locali alcuni compiti che un tempo erano del governo centrale, purché qualcuno poi li svolga quei compiti di cui Roma si è privata.
Se il passaggio di poteri dal centro alla periferia significa che oggi le Regioni non fanno ciò che prima lo Stato faceva male, non mi sembra un gran progresso.
giuseppe.morello@affaritaliani.it



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