Scuole poco sicure, colpa della burocrazia. E si rischia un'altra San Giuliano
| L'INTERVISTA IL DOSSIER Scuole/ A rischio gli istituti del Sud. IL RAPPORTO DI LEGAMBIENTE ECOSISTEMA SCUOLA 2010 (PdF) |
Di Floriana Rullo
Il crollo della scuola di San Giuliano, accartocciatasi su se stessa dopo il terremoto. O ancora tetto che non ha retto a Rivoli (Torino) uccidendo Vito Scafidi. Le scuole italiane cadono a pezzi. Su 40 mila edifici scolastici circa 15 mila non sono a norma. Quasi uno su due. In 2.400 casi c’è addirittura l’amianto. E se praticamente tutti i governi che sono passati sono intervenuti con leggi, finanziamenti e norme, nessuno è ancora riuscito ad arginare il problema. Anche quello attuale che ha annunciato l’impiego di un miliardo di euro entro un anno e mezzo. Eppure quei soldi non sono sufficienti per tutti i lavori necessari.
CROLLI- A San Giuliano ventisette bambini e la loro maestra sono morti nel crollo della loro scuola. Quelle macerie avevano lasciato un messaggio: mai più San Giuliano. E la sicurezza era diventata strategica. Poi il crollo del tetto del Liceo Darwin di Rivoli, Torino, dove perse la vita Vito Scafidi, 17 anni. Ma le condizioni delle scuole italiane non sono migliorate.
La Corte dei Conti parla chiaro: nelle 12mila scuole italiane sono 1793 interventi urgenti programmati per mettere in sicurezza le scuole dal rischio terremoti sono stati aperti soltanto 463 cantieri (il 29 per centro del totale) e sono solo 166 gli interventi completati (il 9 per cento). Eppure secondo la relazione non si tratta di mancanza di fondi. O almeno non solo. La colpa è della burocrazia, dei ritardi e delle sovrapposizioni tra diversi enti. Ma il problema principale è che non esiste un'unica mappa dei rischi a livello nazionale. Insomma ogni regione conosce i propri panni e se li lava in casa. Per questo solo una piccola parte degli interventi vengono portati a compimento.
Troppi soggetti coinvolti nelle procedure di individuazione degli interventi (ministeri, regioni, province, comuni, cipe) troppe autorizzazioni da chiedere per ottenere i fondi e documenti.
Un'accusa pensante della Corte dei Conti: "La programmazione delle opere, negativamente influenzata dalla mancanza di pianificazione e dalle progettazione di base carente, ha spesso inseguito solo le disponibilità finanziare piuttosto che le reali esigenze degli edifici scolastici". E anche il patto di stabilità viene colpito dai giudici: "C'è una contraddizione da un latospecifiche norme dispongono finanziamenti per la messe in sicurezza delle scuole, dall'altro gli enti locali sono limitanti nell'investire in questo senso per rispettare i vincoli"
Come superare il problema? Con un'anagrafe completa dello stato delle nostre scuole. Ma la mappa, istituita nel 96 con una legge, ancora non è stata creata.
In realtà in Italia, dopo la legge del '96, sono state istituite tre banche date. Banche che secondo la Crote dei Conti: "L'anagrafe non è ancora operante anzi è in continuo divenire, visto che le regioni e gli enti locali possono modificare e aggiungere informazioni". Insomma non solo problema di fondi ma anche di assenza di coordinamento. Eppure le scuole italiane non attendono la burocrazia. Anzi. E' sempre più allerta per i crolli.



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