Scuola/ Gli insegnanti italiani i più soddisfatti del proprio lavoro. Il rapporto Ocse
Gli insegnanti italiani sono i più soddisfatti del proprio lavoro (95% degli intervistati), anche quando devono farlo in situazioni di classe difficili. L’inchiesta è stata condotta su oltre 70 mila docenti e presidi in paesi di tutto il mondo, dall’Australia alla Turchia, dal Belgio al Messico, con lo scopo di vedere come il settore scolastico e le politiche educative siano percepite dal corpo docente. L'indagine. tra gli insegnanti di tutti i 23 paesi coperti, è stata fatta da Talis (Teaching and learning international survey). 
Il ministro Gelmini
I docenti italiani sono anche quelli che – assieme ai colleghi sloveni – ritengono di avere un alto livello di efficacia nell’attività di insegnamento (98% degli intervistati), e sono quarti nella classifica di coloro che ritengono di riuscire a fare passare il loro messaggio educativo e didattico agli studenti. Sono invece quinti nella graduatoria di quanti sono convinti di riuscire a essere efficaci con classi difficili o demotivate (91%) e in quella di quanti ritengono di apportare un valore educativo significativo col loro lavoro.
Un atteggiamento sostanzialmente positivo, che però contrasta con quanto espresso dai presidi: per i dirigenti del 52% dei docenti intervistati in Italia, la mancanza di personale qualificato (soprattutto nei laboratori) ha ripercussioni negative sulla qualità dell’insegnamento. L’Italia d’altra parte risulta tra i paesi Oecd ben sopra alla media per quanto riguarda le mancanze in termini di materiale didattico e personale di supporto. Inoltre i presidi ritengono che la mancanza di formazione pedagogica influisca negativamente nel 53% dei casi. Si tratta del secondo dato più alto dopo il 70% registrato in Messico. Anche gli insegnanti ritengono che le mancanze strutturali e didattiche danneggino il loro lavoro, soprattutto per quanto riguarda la disciplina, l’insegnamento a studenti con problemi di apprendimento e l’attività in classi multiculturali.
GLI EXIT POLL DELLA SCUOLA
D’altra parte gli insegnanti italiani riportano un dato sotto la media (85% contro 89%) per quanto riguarda la formazione professionale. C’è da segnalare il fatto che vi sia una differenza notevole nell’uso di questi strumenti tra gli over e gli under-40, con i secondi che hanno usufruito in media di 50 giorni di formazione, ovvero il doppio rispetto ai primi. Ciononostante, risulta che in generale il 56% degli insegnanti non sente la necessità di ricevere una maggiore formazione.
L’Italia è anche il paese con il corpo docente più anziano, con il 52% di over-50, niente affatto bilanciato dallo scarsissimo 3% di docenti onder-30. Assieme a Bulgaria, Estonia, Lituania, Repubblica Slovacca e Slovenia, l’Italia ha la più alta percentuale di insegnanti donne (78%), che però non si riflette sul corpo dirigente, dove soltanto il 46% di presidi è donna: dato in linea con la media dei paesi Talis.
(Il rapporto Ocse: bene le elementari, male le superiori)



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