Scuola/ Riforma Gelmini, il dibattito su Affari
| La risposta del direttore Grazie Ivan, per il l tuo contributo dialettico molto energico e stimolante, entusiasta e ottimistico. Lo offriamo con sincera convinzione ai nostri lettori, come contraltare alle nostre tesi e come contributo plurale alla conoscenza. Anche se restiamo delle nostre idee, discusse e condivise nella riunione di redazione. Nei prossimi giorni, superata la manifestazione di Roma, ci torneremo su. Angelo Maria Perrino |
Caro Angelo,
da user assiduo, affezionato e attento devo dirti che non mi è piaciuto per niente l’editoriale sulle proteste studentesche e sulla tutela del diritto a studiare contrapposto al diritto di protesta. Mi è sembrato superficiale, scontato e fuori squadra per una serie di motivi. Il primo riguarda la liquidazione delle ragioni della mobilitazione. Perché i motivi sarebbero “deboli, ribellistici e di colore”?
A me pare che sia esattamente l’opposto. E che la novità sia proprio che questa, a differenza di molti altri cicli di protesta rituali, è una mobilitazione fondatissima e consapevole nelle ragioni e intelligente nelle modalità. Ieri mattina docenti e studenti di Scienze politiche e di Brera hanno tenuto lezione in piazza Duomo. Lezioni vere. Con decine di passanti che si sono fermati ad ascoltare, E che hanno riflettuto sui motivi di quell’iniziativa e di quella motivazione. Che c’entra il ribellismo?
A me pare, invece, che in questo frangente abbiamo rivisto, finalmente, uno scatto di civiltà, di presa di coscienza, di creatività che da tempo (ahi noi) mancavano. Studenti e docenti protestano perché, per decreto (ovvero con una pratica senza precedenti, grave e offensiva non solo rispetto al parlamento ma anche e soprattutto nei confronti di studenti, famiglie e personale docente e non della scuola) si è deciso di tagliare di 8 miliardi il budget della scuola e, dentro questo taglio, di tagliare 1,5 miliardi all’Università. Chi protesta, rettori e docenti in testa, lo fa sapendo che quel taglio non è una razionalizzazione ma una decapitazione.
Quanto al leso diritto di chi vuole studiare e non scioperare, basterebbe farsi un giro negli atenei per rendersi conto che non si sta ledendo il diritto di nessuno. A meno di scambiare, in piena malafede o miopia politico-giornalistica, qualche picchetto a Scienze politiche come il preavviso di una nuova stagione terroristica. Oltretutto si fa lezione, e con profitto, in piazza Duomo. Si può sperare in un approccio più curioso e meno fazioso di Affari?
Ciao
Ivan Berni



Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.

















