Scuola, i piccoli grandi passi della Gelmini
Di Giuseppe Morello
Da molti anni la scuola italiana era diventata un guazzabuglio di corsi, indirizzi, istituti, licei sperimentali, scuole ibride, istituti mezzo tecnici e mezzo umanistici, scuole sociopsicologiche. In poco tempo siamo passati da una scuola superiore in cui o frequentavi il liceo, o gli istituti tecnici o quelli professionali, alla proliferazione incontrollata di possibilità in cui sfuggiva il disegno complessivo e che metteva in serio imbarazzo qualunque genitore che avesse voluto dare anche solo un vago consiglio a un figlio.
La riforma Gelmini appena approvata finalmente rimette ordine, semplifica e riduce il livello di entropia raggiunto dalla nostra formazione superiore, il cui livello - duole dirlo - è penoso, per colpa un po' di tutti: governi, professori, studenti e anche famiglie. Ora i licei diventano 6, gli istituti tecnici vengono ridotti a due settori, così come quelli professionali. Aumentano le ore di inglese un po' dappertutto, e anche le ore di laboratorio e la possibilità di stage e tirocini.
Capiamoci: non siamo di fronte alla riforma Gentile, e nemmeno pretende di esserlo, ma per lo meno vediamo una razionalizzazione di cui si sentiva il bisogno. La nostra scuola ha raggiunto livelli così bassi che non basterà mai un singolo intervento a rimettere a posto i danni fatti negli ultimi 20 anni, in cui si sono alternati ministri e governi che, ciascuno a modo suo e spesso anche animati da buone intenzioni, hanno dato il loro piccolo o grande contributo alla confusione. Il ministro Gelmini ha giustamente evitato la trappola della "Grande Riforma", e sta procedendo per piccoli ma mirati passi, sulla scuola come sull'università. É forse l'unico modo per provare a mettere mano a un settore tanto cruciale quanto trascurato.



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