Scuola/ La Gelmini ha suonato la campanella, ma il Pd dorme ancora. E rischia di beccarsi il 5 in condotta.
Di Giuseppe Morello
Duole dirlo, perché è ormai sparare sulla Croce Rossa, ma il Pd non ci sta capendo un tubo, è come un pugile annebbiato che barcollando tira pugni a vuoto perché non distingue più l'arbitro e l'avversario. Uno di questi inoffensivi uppercut è l'opposizione alla riforma della scuola. Veltroni con toni epocali parla di smantellamento, di feroce "programma di tagli", e ci è voluto il più lucido Napolitano a riportare il problema alle giuste dimensioni. Con l'aria della giovane professoressa rigida ma sexy (sarebbe perfetta al posto della Fenech in certe commedie anni '70, specie quando alterna tailleur e casual), la Gelmini sta cercando di mettere in pratica cose che sulla scuola si dicono (anche a sinistra) da 10 anni.
Disciplina, efficienza, costo dei libri, insegnanti in eccesso, sono i capitoli ovvi di una riforma che ottusamente il Pd sta criticando con toni apocalittici, senza accorgersi che dopo tutto si sta parlando di ripristinare i grembiuli e poco altro. Luigi Berlinguer, che da sinistra apprezza il ministro, fece molto di più (e molto di peggio). Non è un caso che la Gelmini - aiutata da età e avvenenza - goda di un gradimento presso gli italiani che nessun ministro della scuola ha mai avuto. Il Pd invece si attarda su polemiche patetiche come il fatto che non ha esperienza di scuola (ma Parisi ne aveva di esercito?), o sulla discussione demenziale sulle scuole al sud (certo che sono di qualità inferiore, ma non è antimeridionale dirlo) in cui si è discusso ideologicamente e non del merito.
La Gelmini ha suonato la campanella, ma il Pd dorme ancora. E rischia di beccarsi il 5 in condotta.



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