Scommesse/ Caccia al misterioso "Gigi". La testimonianza di Signori: "Dissi no a una combine"

Venerdì, 10 giugno 2011 - 08:05:00

Calcio scommesse. Interrogato Beppe Signori: "Dissi no a combine su Inter-Lecce"

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Un’ora davanti al gip Guido Salvini per assicurare che disse no alla proposta di finanziare la combine di Inter-Lecce con 40mila euro. L’ex bomber Beppe Signori, il pezzo grosso finito nella rete dell’inchiesta di Cremona sul calcioscommesse, ieri ha negato tutto, anche "l’inverosimile" spiffera che ha assistito all’interrogatorio. "Io uno scommettitore? Non è vero, avrò giocato al massimo una volta 300/400 euro, in tabaccheria". Eppure il suo commercialista Manlio Bruni ha detto che Beppe-gol era a conoscenza di tutto. E, ad aggravare ulteriormente la posizione dell’ex capitano di Bologna e Lazio, c’è il foglio con le condizioni per le scommesse trovato a casa sua, un elenco chiaro di quanto chiedono gli asiatici per accettare le scommesse dei bolognesi: "La quota non deve subire variazioni, serve un assegno di 125mila euro a garanzia che deve essere dato il venerdì, gli assegni per le puntate over devono essere dati entro il 75-80esimo" della partita. Quando il giudice glielo ha mostrato, Signori non ha potuto negare l’evidenza: era stato proprio lui a scriverlo. Ora i suoi legali chiederanno la revoca degli arresti domiciliari per il suo assistito.

NO AL TAROCCAMENTO DI INTER-LECCE- Da Giuseppe Signori, quando gli fu prospettata la possibilità di "taroccare" la partita Inter-Lecce, in un incontro nello studio del suo commercialista il 14 marzo, venne un "secco no". Lo ha spiegato il legale dell'ex calciatore al termine dell'interrogatorio di garanzia. Durante l'incontro erano presenti anche il giocatore Antonio Bellavista e il titolare di agenzie di scommesse Massimo Erodiani.
L'interrogatorio è durato circa un'ora e mezza e al termine, secondo il suo legale, l'ex attaccante sarebbe apparso stanco e provato soprattutto per la detenzione ai domiciliari. "A Signori - ha spiegato l'avvocato Caroli - vengono addebitati due illeciti sportivi: Inter-Lecce e Atalanta-Piacenza"."Per quanto riguarda Inter-Lecce - dice l'avvocato - Signori è stato interrogato in merito all'incontro che il 15 marzo scorso ha avuto nello studio dei suoi commercialisti alla presenza di Erodiani e Bellavista. Durante l'incontro gli venne proposto un determinato affare che ha natura illecita riguardante la partita Inter-Lecce. Proposta alla quale Signori risponde con un secco no".

"40 MILA EURO PER TAROCCARE LA PARTITA"- All'ex attaccante della Nazionale, spiega l'avvocato, "è stato proposto di finanziare, con 40mila euro, questo illecito per rendere arrendevoli alcuni giocatori. Signori però ha risposto con un secco no". Quanto alla documentazione che sarebbe stata trovata in casa di Signori, si tratta, secondo il suo legale "semplicemente di un foglietto scritto da Signori con appuntata la cifra che lui avrebbe dovuto sborsare per finanziare questo illecito sportivo".



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SIGNORI SCAGIONATO DA UN'INTERCETTAZIONE- Secondo Caroli "c'è una intercettazione chiarissima, 4 giorni dopo Inter-Lecce di una telefonata tra Francesco Giannone e Massimo Erodiani in cui si capisce molto bene chi ha finanziato l'operazione, cioè lo stesso Giannone". I due commercialisti di Signori, cioè Giannone e Manlio Bruni - ha spiegato ancora il legale - hanno invitato Signori nel loro studio dicendogli che volevano presentargli due persone: Erodiani e Antonio Bellavista. Durante questo incontro è stato proposto a Signori, appunto, di finanziare il taroccamento di Inter-Lecce ma lui ha subito detto di no". "Per Inter-Lecce inoltre - ha proseguito l'avvocato Caroli - tra l'altro non si sapeva neppure se ci sarebbero stati giocatori arrendevoli e il tutto era semplicemente frutto di una millanteria di qualcuno del gruppo". Caroli, assieme all'altro difensore di Signori Alfonso De Amicis, ha poi spiegato che durante l'interrogatorio di Signori da parte del gip Guido Salvini "non si è parlato del fatto che Signori possa far parte di una associazione a delinquere. Accusa che è quella che ha poi portato Signori agli arresti domiciliari". Arresti domiciliari per i quali, ha annunciato il legale di Signori, giovedì sarà presentata richiesta di revisione.
IL BIGLIETTO TROVATO A CASA DI SIGNORI- Nella perquisizione del 1°giugno. Condizioni nostre: partita paghiamo 125.000 da dare entro giovedì. Condizioni loro: la quota non deve subire variazioni. Assegno dato venerdì di 125.000 a garanzia assegni dati da puntare over entro il 75°/80° esito vittoria Atalanta, possibile che il primo tempo finisca 1-1 o 0-1 già fatta Benevento-Pisa da capire se vittoria o over di lunedì ore 14,30?


LA SERIE A- "Il problema in serie A esiste ed è serio", ha confermato il procuratore capo di Cremona, Di Martino che ha sollevato le ire del presidente Figc, Abete: "I condizionali non mi sono mai troppo piaciuti, l’italiano lo conosciamo tutti e con i ci sarebbe e sensazione si determinano solo danni". Di certo il ministro dell’Interno, Roberto Maroni ha convocato per domani una riunione al Viminale con i vertici di Figc e Coni per fare il punto sulla task force investigativa per il contrasto alle organizzazioni criminali attive nel settore delle scommesse illegali sul calcio. E si muove anche la Commissione Bilancio e Finanze della Camera che vuole inserire un tetto alle singole scommesse e l’obbligo di segnalarle ai Monopoli.



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Fra le 1.800 pagine di intercettazioni e brogliacci di telefonate agli atti dell’indagine spunta anche il Torino: ne parlano al telefono il 15 febbraio scorso Pirani e Parlato. Emerge una cifra («80») per manipolare Torino-Pescara, ma la combine salta. «Il Torino è pulito», la replica del patron Cairo. E si scopre che Antonio Lo Russo, il figlio di Salvatore, boss dell’omonimo clan camorristico, non si perdeva una partita del Napoli. Dall’archivio dell’Ansa spuntano nuove foto che ritraggono Lo Russo mentre assiste ad altre due gare interne del Napoli, oltre a quel Napoli-Parma del 10 aprile 2010 di cui tanto si è parlato.
Bobo Vieri ieri ha negato qualsiasi coinvolgimento. E la totale estraneità di Vieri e Totti alla vicenda è stata confermata anche dal pm Di Martino: «Non c’entrano». Possibili, invece, nuovi indagati.

NUOVE FOTO DI LO RUSSO - Con il caldo o con il freddo, in posticipo notturno o nel più tradizionale appuntamento pomeridiano delle 15.00, Antonio Lo Russo, il figlio di Salvatore, 'boss' dell'omonimo clan camorristico detto anche dei 'Capitonì, prima dell'emissione nei suoi confronti di una ordinanza di custodia cautelare, non si perdeva una partita del Napoli, squadra della quale, evidentemente, deve essere un tifoso accanito. Spuntano dall'archivio dell'Ansa, nuove foto che ritraggono l'uomo mentre assiste ad altre due gare interne del Napoli, oltre a quel Napoli-Parma del 10 aprile 2010 di cui tanto si è parlato. Gli incontri in questione - Napoli-Fiorentina, finita con il risultato di 1-3 per i toscani, e Napoli-Catania, conclusasi con il punteggio di 1-0 per gli azzurri - sono del marzo precedente. Lo Russo che veniva accreditato per accedere al terreno di gioco - come ha spiegato oggi il presidente del Calcio Napoli, Aurelio De Laurentiis - dalla ditta che ha l'incarico della manutenzione del manto erboso, è presente sempre nello stesso punto: dietro alla linea di fondo della porta difesa dal portiere della squadra ospite. In occasione della partita in notturna con la Fiorentina, il 13 marzo 2010, a causa della temperatura rigida, indossava un pesante giubbotto uguale a quelli in dotazione agli altri addetti alla manutenzione del prato. A Napoli-Catania, il 28 marzo 2010, Lo Russo assiste, invece, indossando una semplice t-shirt a maniche corte di colore rosso. In nessuno degli altri scatti dell'archivio Ansa che si riferiscono alle partite giocate al San Paolo in quel periodo è riconoscibile Antonio Lo Russo, ma non si può escludere che, comunque, fosse presente sul terreno di gioco.

IL MISTERIOSO "GIGI"- "Chi è Gigi?". Tutti, il dentista Pirani, l'allibratore Erodiani, l'ex calciatore ora aspirante boss Signori, i suoi commercialisti Bruni e Giannone, alla fine dei loro interrogatori, se la sono sentita fare, questa domanda. Perché? Semplice: perché i magistrati sospettano che questo "Gigi", e cioè uno dei nomi più ricorrenti di tutta questa storia, possa essere la chiave per il salto di qualità dell'inchiesta. Il nome compare in ogni momento di difficoltà della banda, a volte viene citato da chi parla come una "soluzione" altre volte come "il problema".

Gli investigatori, hanno ormai maturato il sospetto che questo Gigi sia la chiave usata da Beppe Signori per ottenere informazioni sulle partite "giuste" da giocare e sul come giocarle all'estero. Insomma, una sorta di informatore alto. Con ogni probabilità un calciatore ancora in attività, o uno che ha smesso da poco. "A quanto ne so - ha risposto l'altra sera Manlio Bruni, il contabile ed ex amico di Signori - Beppe era amico di Gigi Sartor, ex Juventus, Inter e Roma, però non so se sia lui l'uomo che state cercando".

"Individuare questo Gigi - è la riflessione di alcuni - potrebbe essere il passo iniziale per arrivare a questi "garanti"". La caccia, quindi, è ai giocatori di serie A - per lo più di squadre minori - che prima realizzerebbero gli illeciti sportivi e poi passerebbero agli scommettitori le informazioni. Cosa poi potrà succedere una volta arrivati a questi "garanti" è tutta un'altra questione.".

"LA JUVENTUS NON SI FA"- In una intercettazione che vede protagonisti il ds del Ravenna, Giorgio Buffone e il dentista Marco Pirani parlano anche di Juventus-Brescia e di una scommessa sul risultato di quel match, che, per motivi non precisati, non si è potuta fare.

QUADRINI ACCUSA: LA FIGC SAPEVA- "L'8 maggio scorso denunciai del tentativo di estorsione a danno di Quadrini depositando l'atto alla Procura della Figc. Spiegai che si era in presenza di un fatto gravissimo e che esisteva una banda che era dedita alle scommesse». È quanto afferma l'avvocato Massimo Ciardullo, avvocato del calciatore del Sassuolo Daniele Quadrini oggi ascoltato in procura a Roma in relazione ad una denuncia per tentata estorsione da lui presentata a piazzale Clodio. »A nostro parere - conclude il penalista - la Figc sarebbe potuta intervenire subito, prima che questo scandalo fosse scoperchiato dall'attivit… della magistratura ordinaria".

CALCIOSCOMMESSE: PARTITE E CLAN, DDA NAPOLI INDAGA SU 30 MATCH
Va a passi spediti l'inchiesta sull'intreccio tra camorra e calcio seguita dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Sarebbero infatti almeno trenta gli incontri sui quali il clan D'Alessandro di Castellammare di Stabia avrebbe puntato ingenti somme di denaro su siti on line. Tra queste sfide ci sono alcune gia' balzate fuori dall'inchiesta cremonese. Non sono sfide di calcio minore, anche di serie B e serie A e di campionati stranieri, in particolare quelli tedeschi e quelli austriaci. Gli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto di Napoli, Rosario Cantelmo, stanno incrociando le telefonate sospette intercettate in inchieste di camorra e flussi anomali di scommesse.

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